Approvate e pubblicate nel Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità, sono le prime a trattare in modo completo il supporto nutrizionale in questo contesto e forniscono raccomandazioni basate sull'evidenza per migliorare i risultati clinici, la qualità della vita e l'efficienza del Ssn. L'obiettivo principale è garantire cure nutrizionali appropriate e tempestive a tutti i pazienti oncologici.
I punti fondamentali includono:
- screening nutrizionale entro 48 ore dall'ospedalizzazione e a ogni controllo ambulatoriale per identificare i pazienti a rischio di malnutrizione;
- supporto nutrizionale precoce per prevenire complicazioni e migliorare la tolleranza ai trattamenti;
- valutazione della composizione corporea per personalizzare gli interventi nutrizionali;
- gestione strutturata della malnutrizione, associata a peggiori risultati e costi sanitari più elevati;
- piani nutrizionali personalizzati in base alle condizioni cliniche del paziente e al tipo di trattamento oncologico.
“I principali problemi nutrizionali che affrontano i pazienti con patologia oncologica sono di malnutrizione, con un impatto complessivo negativo sulla prognosi del paziente”, sottolinea Paolo Pedrazzoli, direttore Sc Oncologia e dipartimento Oncologia Policlinico S. Matteo di Pavia. “Anche la localizzazione del tumore, lo stadio e i trattamenti ricevuti incidono in maniera sostanziale sul suo stato nutrizionale. Per esempio, i tumori del gastroenterico alto e del testa-collo presentano, sin dal momento della diagnosi, un quadro di malnutrizione; al contrario del tumore della mammella o di quello della prostata nei quali questa condizione può comparire a distanza di tempo, nel corso naturale della patologia stessa”.
Un intervento nutrizionale tempestivo, effettuato o supervisionato da un professionista con specifiche competenze di nutrizione clinica, può prevenire la perdita di massa muscolare, migliorare la tolleranza alle terapie e supportare il percorso di guarigione del paziente. Il supporto nutrizionale personalizzato rappresenta, quindi, una strategia chiave.
“È essenziale che un medico esperto di nutrizione lavori in team con altri specialisti per valutare al meglio lo stato nutrizionale del paziente, per un intervento immediato e preciso”, afferma Filippo Pietrantonio, direttore SS Oncologia medica gastroenterologica, Istituto nazionale tumori di Milano. “Così facendo si otterranno tre risultati differenti ed egualmente importanti: maggior aderenza alla terapia, maggiore sopravvivenza e migliore qualità di vita”.
Da non sottovalutare poi, ha aggiunto Gabriella Farina, direttore del dipartimento al Fatebenefratelli di Milano che “la nascita di percorsi dedicati, non solo clinici ma anche sociali e assistenziali, garantirà equità e facilità di accesso alla rete nutrizionale, quale parte integrante della presa in carico oncologica”.
Virtuoso, su questo fronte, il caso della Regione Lombardia che, attraverso la sua Rete di nutrizione clinica, “ha elaborato nuovi percorsi di presa in carico nutrizionale basati sulle linee di indirizzo ministeriali”, spiega Riccardo Caccialanza, direttore Sc Dietetica e Nutrizione clinica al Policlinico S. Matteo di Pavia. “Questi percorsi sono il risultato di un lavoro multidisciplinare che coinvolge medici, società scientifiche e associazioni pazienti. L'obiettivo è fornire uno strumento per sviluppare protocolli di gestione nutrizionale specifici per diverse patologie oncologiche. La regione si è dotata di percorsi dedicati, non solo clinici ma anche sociali e assistenziali, per garantire equità e facilità di accesso alla rete nutrizionale”.
La malnutrizione nei pazienti oncologici comporta, infine, costi sanitari molto elevati. Come sottolineato da Antonella Lezo, presidente Sinpe (Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo) “un trattamento nutrizionale adeguato, in ottica di sostenibilità, potrebbe portare a risparmi di circa 16 miliardi di euro all'anno. La malnutrizione aumenta la mortalità, allunga i tempi di ospedalizzazione e richiede risorse aggiuntive”.
