Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Microbiome, ha rivelato che la qualità dell'olio d'oliva consumato può determinare differenze significative nella salute intestinale e nelle funzioni cognitive degli adulti più anziani.

L'esposizione ubiquitaria alle microplastiche (Mp), definite come particelle polimeriche inferiori a 5 mm, sta sollevando interrogativi significativi riguardo il loro potenziale impatto sulla salute umana. Nell'ambito del progetto microONE, uno studio pionieristico è stato condotto per analizzare direttamente l'interazione di diverse tipologie di microplastiche con il microbiota intestinale umano ex vivo.

Una recente review pubblicata su Nutrients sintetizza le più recenti evidenze sul ruolo del microbiota nella regolazione del metabolismo lipidico e glucidico, nell'integrità della barriera intestinale e nella risposta immunitaria, evidenziando come la conoscenza delle interazioni tra microbiota, dieta e ospite sia fondamentale per lo sviluppo di strategie nutrizionali personalizzate. A parlarcene, Giuseppe Maulucci, direttore del Metabolic intelligence Lab dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinatore del lavoro realizzato in collaborazione con i dipartimenti di Microbiologia, Gastroenterologia e Nutrizione umana della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma

Il consumo di dolcificanti non zuccherini (Nss) porta a cambiamenti significativi nella diversità e nella composizione della flora microbica intestinale e nei livelli dei marcatori infiammatori circolanti. Lo evidenzia uno studio nel quale i ricercatori hanno analizzato campioni dello studio Reimagine (Revealing the whole intestinal microbiota and its associations with the genetic, immunologic, and neuroendocrine ecosystem) per valutare i potenziali effetti del consumo di Nss sul microbiota del lume duodenale.

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