La malattia di Parkinson rappresenta oggi la condizione neurologica a più rapida crescita nel mondo, con una prevalenza che si prevede raddoppierà entro il 2050. Nonostante decenni di ricerca, non esiste ancora una cura definitiva. Il trattamento standard, basato sulla levodopa, è estremamente efficace nel gestire i sintomi motori, ma non riesce a fermare la degenerazione progressiva dei neuroni dopaminergici nel cervello. In questo scenario, la comunità scientifica ha rivolto lo sguardo verso interventi sullo stile di vita, in particolare la dieta e l'integrazione alimentare, per identificare strategie capaci di modificare il decorso della malattia.
La metabolomica rappresenta l’apice della trilogia omica, fornendo l’evidenza funzionale dell’attività enzimatica che la genomica può soltanto ipotizzare. Essa consiste nella misurazione sistematica dei metaboliti a basso peso molecolare, i quali riflettono lo stato fisiologico istantaneo dell’organismo. A differenza del genoma, il metaboloma è estremamente sensibile agli input esogeni e cattura con precisione gli shift indotti dalla dieta e dallo stile di vita.
Un aminoacido essenziale, noto soprattutto per il suo ruolo nella sintesi proteica e nel metabolismo, potrebbe avere una funzione inaspettata nella regolazione dell’infiammazione sistemica. Uno studio pubblicato su Cell Metabolism da un gruppo di ricercatori del Salk Institute mostra che la metionina è in grado di proteggere, in modelli animali, da infiammazione grave e morte durante le infezioni, potenziando la capacità dei reni di eliminare le citochine pro-infiammatorie dal sangue.
Una recente revisione sistematica di studi su animali pubblicata su Nutrients ha preso in esame l'associazione tra consumo di dolcificanti artificiali (Nns) e biomarcatori infiammatori. Una relazione che appare evidente ma che necessariamente merita di essere esplorata attraverso studi clinici randomizzati e controllati su larga scala.