Supplementazione vitaminica e minerale durante chemioterapia: tra falsi miti e evidenze scientifiche
L'impiego di vitamine, minerali e nutraceutici nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia è un tema che continua a suscitare interrogativi tra professionisti sanitari e pazienti. Da un lato persistono timori legati al rischio che alcuni integratori possano interferire con l'efficacia dei trattamenti antitumorali; dall'altro è diffusa la convinzione che ciò che è "naturale" sia sempre innocuo e vantaggioso. Qual è il confine tra prudenza e opportunità clinica?
Ne ha parlato Maurizio Fadda, Dietista senior presso la Uo di Gastroenterologia, Endoscopia e Nutrizione clinica dell'Ospedale Koelliker di Torino, al recente Congresso nazionale Sinut di Bologna, con una relazione dedicata proprio al tema della supplementazione vitaminico-minerale durante la chemioterapia. Un'occasione per fare chiarezza sulle evidenze scientifiche disponibili, distinguere i reali rischi dai falsi miti e comprendere quale possa essere il ruolo del dietista nella gestione nutrizionale del paziente oncologico.
Il dibattito sulla regolamentazione delle vitamine e dei minerali negli integratori alimentari ha raggiunto un punto di svolta. Al centro della discussione non c'è solo la necessità di proteggere i consumatori da potenziali rischi, ma anche l'urgenza di garantire che questi prodotti possano effettivamente svolgere la loro funzione fisiologica. Questo è il tema portante di un recente e rilevante paper scientifico pubblicato sulla rivista Archives of medical science, firmato da Arrigo Cicero, Federica Fogacci, Franca Marangoni e Andrea Poli.
Pubblicata di recente su Bmj Nutrition, Prevention & Health una revisione sistematica e metanalisi di 132 studi (52.000 partecipanti) che hanno indagato la prevalenza di carenze di micronutrienti in pazienti con diabete di tipo 2.
Gli studi clinici randomizzati a oggi disponibili, nella maggior parte dei casi non hanno evidenziato benefici sulla prevenzione di malattie croniche non trasmissibili in soggetti sani con l’impiego di integratori vitaminici, minerali e di olio di pesce. Diverso il caso, invece, per gli studi osservazionali, in cui l'assunzione di integratori spesso è risultata associata a minor rischio di incidenza di queste patologie, probabilmente per fattori confondenti legati a livello socioeconomico e stili di vita, tra cui migliori abitudini dietetiche. Queste le conclusioni di una revisione della letteratura condotta da ricercatori americani e inglesi e pubblicata nei giorni scorsi sul British medical journal.