Supplementazione vitaminica e minerale durante chemioterapia: tra falsi miti e evidenze scientifiche

26 Giugno 2026

L'impiego di vitamine, minerali e nutraceutici nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia è un tema che continua a suscitare interrogativi tra professionisti sanitari e pazienti. Da un lato persistono timori legati al rischio che alcuni integratori possano interferire con l'efficacia dei trattamenti antitumorali; dall'altro è diffusa la convinzione che ciò che è "naturale" sia sempre innocuo e vantaggioso. Qual è il confine tra prudenza e opportunità clinica?

Ne ha parlato Maurizio Fadda, Dietista senior presso la Uo di Gastroenterologia, Endoscopia e Nutrizione clinica dell'Ospedale Koelliker di Torino, al recente Congresso nazionale Sinut di Bologna, con una relazione dedicata proprio al tema della supplementazione vitaminico-minerale durante la chemioterapia. Un'occasione per fare chiarezza sulle evidenze scientifiche disponibili, distinguere i reali rischi dai falsi miti e comprendere quale possa essere il ruolo del dietista nella gestione nutrizionale del paziente oncologico.

Dottor Fadda, perché il tema della supplementazione vitaminica e minerale nei pazienti oncologici è così dibattuto?

Perché esistono ancora molte convinzioni contrastanti. Da una parte c'è chi teme che qualsiasi integratore possa compromettere l'efficacia della chemioterapia; dall'altra, molti pazienti ritengono che un prodotto naturale sia automaticamente sicuro e benefico. La realtà è più complessa e richiede una valutazione basata sulle evidenze scientifiche.

Quanto è diffuso l'uso di integratori tra i pazienti in trattamento oncologico?

Molto più di quanto si pensi. Le stime disponibili indicano che tra il 30% e l'80% dei pazienti sottoposti a chemioterapia assume integratori vitaminici, minerali o nutraceutici. Un aspetto particolarmente rilevante è che spesso questa scelta avviene in autonomia e senza informare l'équipe curante.

Quali sono le integrazioni che richiedono maggiore cautela durante la chemioterapia?

L'attenzione si concentra soprattutto sugli antiossidanti assunti ad alte dosi farmacologiche, come vitamina C, vitamina E, selenio e beta-carotene. Esiste infatti un razionale biologico secondo cui questi composti potrebbero ridurre lo stress ossidativo che alcuni farmaci antitumorali utilizzano per esercitare la loro azione citotossica. Tuttavia, la letteratura scientifica non è completamente concorde e i risultati degli studi clinici non sono univoci. Per questo motivo è opportuno adottare un approccio prudente, soprattutto durante i trattamenti attivi.

Ci sono altri nutrienti che meritano particolare attenzione?

Sì. Il ferro, ad esempio, generalmente non viene raccomandato durante alcune fasi del trattamento attivo se non in presenza di indicazioni cliniche specifiche. Anche la vitamina K può richiedere particolare attenzione nei pazienti che assumono terapie anticoagulanti, per le possibili interazioni farmacologiche.

Quindi gli integratori non sono sempre da evitare?

Assolutamente no. È importante distinguere tra integrazione indiscriminata e correzione di carenze documentate. Quando esiste una reale carenza nutrizionale, la supplementazione di vitamina D, vitamina B12, folati, zinco o magnesio è appropriata e non interferisce con i principali meccanismi d'azione dei farmaci chemioterapici.

Quali integrazioni mostrano le evidenze più interessanti?

La vitamina D è probabilmente una delle più studiate. Alcuni dati suggeriscono un ruolo nella modulazione della risposta immunitaria e nel miglioramento della tollerabilità di alcune tossicità gastrointestinali. Anche gli Omega-3 hanno mostrato risultati promettenti nel contribuire al mantenimento della massa muscolare e nel contrastare la cachessia neoplastica, una delle complicanze più rilevanti nei pazienti oncologici.

Quale ruolo può svolgere il dietista clinico in questo contesto?

Il dietista rappresenta una figura fondamentale perché può valutare lo stato nutrizionale del paziente, identificare eventuali carenze e analizzare il rapporto rischio-beneficio di ogni supplementazione. L'obiettivo è guidare il paziente con un approccio personalizzato ed evidence-based, evitando sia gli allarmismi ingiustificati sia le false certezze legate all'autoprescrizione.

Qual è il messaggio principale che desidera lasciare ai professionisti?

Il messaggio è che la supplementazione durante la chemioterapia non può essere interpretata in termini assoluti di "giusto" o "sbagliato". Occorre valutare caso per caso il tipo di integrazione, il dosaggio, le condizioni nutrizionali del paziente e il protocollo terapeutico in corso. Solo così possiamo garantire interventi realmente sicuri e utili per la persona assistita.

Nicola Miglino

 

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