Vitamine, beauty e benessere: così cambia il mercato degli integratori in Europa

22 Maggio 2026

Il mercato europeo degli integratori alimentari continua a crescere a doppia cifra, trainato da nuovi bisogni di salute, prevenzione e benessere. Nel 2025 il comparto ha raggiunto un valore di 24 miliardi di euro, registrando un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. A fotografare lo scenario è l’indagine Iqvia presentata durante l’Assemblea annuale 2026 di Integratori & Salute, l’associazione di riferimento del settore che riunisce circa 200 aziende nazionali e multinazionali ed è parte di Unione italiana food. L’evento, svoltosi nei giorni scorsi a Milano, ha acceso i riflettori sui temi cruciali per il futuro del comparto: armonizzazione normativa europea, innovazione scientifica, digitalizzazione e nuovi modelli di consumo. Un settore che guarda con decisione avanti ma che, secondo gli operatori, continua a fare i conti con limiti regolatori che rischiano di rallentare la competitività delle aziende europee rispetto ai mercati extra Ue.

“Le maggiori difficoltà che incontriamo oggi a livello europeo -  sostiene Germano Scarpa, Presidente di Integratori & Salute -  derivano dall’assenza di una normativa specifica per gli integratori. Le norme di riferimento per il nostro comparto sono infatti quelle che disciplinano gli alimenti e pongono diversi limiti all’innovazione del settore. In Paesi extra-europei, come ad esempio gli Stati Uniti, le imprese godono di maggior elasticità nel fare ricerca e nella possibilità di introdurre non tanto nuovi nutrienti, ma almeno di modificare i dosaggi in uso di quelli noti, trovando nuove funzionalità metaboliche”.

Scarpa ha poi evidenziato come il mondo scientifico europeo sia particolarmente avanzato nella ricerca sui nutrienti, ma spesso frenato da procedure regolatorie troppo rigide: “In Europa abbiamo ricercatori che effettuano studi scientifici sui nutrienti, mettendo spesso in luce nuove possibilità di health claim, ma poi si bloccano perché a livello normativo non riescono ad andare avanti. Oltreoceano, invece, nel momento in cui viene dimostrato scientificamente l’effetto metabolico di un nutriente, questo può comparire nell’etichetta dei prodotti”.

L’indagine Iqvia presentata nel corso dell’Assemblea mostra un mercato europeo sempre più orientato verso prodotti specialistici e ad alto contenuto funzionale. Le categorie più vendute restano quelle degli integratori vitaminici e minerali, che rappresentano il 34,5% del valore complessivo del mercato, seguite dagli integratori per l’apparato gastrointestinale con il 19,2%.

Subito dopo si collocano i prodotti dedicati a tosse e raffreddore (8,1%), apparato urinario e riproduttivo (6,9%), tonici e stimolanti (6,8%) e quelli per il supporto di calma, sonno e umore (6,2%).

I trend di crescita più significativi riguardano però altri segmenti. A registrare le performance migliori sono infatti gli integratori per la bellezza, che crescono del 13%, seguiti da quelli dedicati all’apparato urinario e riproduttivo e dai prodotti per il contrasto al dolore, entrambi in aumento dell’11%.

Secondo Gilda Sala, Principal & Consulting lead consumer health Iqvia, il mercato sta vivendo una trasformazione profonda guidata da nuovi comportamenti dei consumatori e da un crescente ruolo dei professionisti sanitari nella scelta dei prodotti.

“Il mercato degli integratori - afferma Sala - è guidato da due driver convergenti. Da una parte, un consumatore più informato e orientato alla prevenzione, in grado di valutare ingredienti ed efficacia. Dall’altra, il crescente peso di categorie a guida spacialistica, come apparato urinario, salute femminile, probiotici, stress/sonno, che rappresentano le categorie a maggior crescita in Europa e sono quelle in cui medico e farmacista influenzano in modo determinante la scelta. Per quanto riguarda invece la competitività del settore, la credibilità scientifica diventerà sempre più un fattore fondamentale di distinzione. Brand con studi clinici solidi, claim approvati e supporto di professionisti della salute emergeranno come partner preferenziali in farmacia e nella raccomandazione medica”.

Un altro elemento chiave emerso dall’indagine riguarda l’evoluzione dei canali distributivi. L’omnicanalità si conferma ormai una componente strutturale del mercato: i consumatori si muovono con sempre maggiore naturalezza tra farmacia tradizionale, retail, e-commerce e social media.

Oggi oltre il 60% delle aziende europee del settore ha investito in digitalizzazione e il canale online rappresenta mediamente il 25% delle vendite complessive di integratori alimentari. La crescita dell’e-commerce è più rapida rispetto a quella dell’offline, anche se con forti differenze tra i vari Paesi europei.

In Italia, ad esempio, il peso delle e-pharmacy rimane ancora contenuto e rappresenta circa l’8% del valore totale delle vendite. Un dato che conferma quanto il rapporto diretto con il farmacista continui a essere centrale nelle abitudini di acquisto dei consumatori italiani. Scenario molto diverso in Germania, dove il 26% delle vendite di integratori passa già attraverso le farmacie online. Seguono, tra i mercati più avanzati sul fronte digitale, anche Repubblica Ceca, Russia e Slovacchia.

Nel corso della tavola rotonda dedicata al futuro del settore, il dibattito si è concentrato sulle strategie necessarie per rendere gli integratori sempre più efficaci, innovativi e in linea con le esigenze della popolazione.

Livia Menichetti, direttore generale di Ehpm: “Oggi è essenziale adottare un approccio pragmatico che tuteli i consumatori senza frenare la ricerca e lo sviluppo, e che sostenga l’innovazione. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso un rafforzamento dell’armonizzazione legislativa. Ogni Paese dell’Ue ha un proprio approccio nazionale all’integrazione alimentare e, pertanto, ciò che è necessario è che ogni azienda operi in modo conforme all’interno del quadro normativo europeo, concentrandosi su un approccio proporzionato, scientificamente fondato e basato sull’evidenza. Tale approccio consente a ciascuna azienda di garantire la sicurezza dei prodotti e standard di qualità elevati, permettendo al contempo di massimizzare l’innovazione e assicurare la tutela dei consumatori nell’ambito del quadro regolatorio dell’Ue”.

A intervenire sul rapporto tra salute pubblica, prevenzione e nutraceutica è stato anche Carlo Ranaudo, Professore dell’Università Federico II di Napoli: “Oggi la vera sfida della sanità è trasformare la longevità in anni di vita in buona salute, in un contesto segnato dall’aumento delle cronicità e dalla crescente pressione sui sistemi sanitari. Per questo non possiamo più considerare la spesa sanitaria come un costo, ma come un investimento strategico fondato su prevenzione, innovazione e valutazione dei risultati reali. In questo scenario, la nutraceutica scientificamente validata può svolgere un ruolo centrale nella prevenzione primaria e nella promozione di una longevità attiva. Investire in qualità, ricerca e valore riconosciuto sarà la chiave per garantire il futuro del sistema salute”.

A chiudere il confronto è stato Arrigo Cicero, presidente della Società italiana di nutraceutica, che ha posto l’accento sul legame tra innovazione tecnologica e pratica clinica.

“Nel mondo della nutraceutica, l’innovazione non passa solo dal prodotto, ma soprattutto dalla crescita della conoscenza scientifica e clinica degli operatori sanitari. Le nuove tecnologie che migliorano bioaccessibilità, tollerabilità e formulazione dei principi attivi stanno contribuendo a rendere i nutraceutici più efficaci e gestibili. Resta però fondamentale colmare il divario tra ricerca e regolazione, superando rigidità che spesso limitano il valore applicativo dell’evidenza scientifica. Solo attraverso un dialogo trasparente tra industria, istituzioni e comunità scientifica sarà possibile sostenere un’innovazione realmente utile per il benessere delle persone”. (n.m.)

 

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