Ciò che un tempo era un problema di smaltimento per l'industria olivicolo-olearia, oggi si trasforma in una risorsa preziosa. Un recente studio dell'Università di Teramo, guidato da Aldo Corsetti e presentato al recente congresso Sinu (Società italiana di nutrizione umana) di Salerno, ha dimostrato che dai sottoprodotti della produzione dell'olio d'oliva – in particolare dalla sansa denocciolata – è possibile ottenere un nuovo alimento a base vegetale con proprietà prebotiche e antinfiammatorie.

Una recente review pubblicata sul Journal of functional foods ha preso in esame il ruolo cruciale del microbiota intestinale nel processo di invecchiamento e come l'assunzione di alimenti funzionali e nutraceutici possa influenzarlo positivamente.

C’è un nuovo campo scientifico che sta trasformando la comprensione del rapporto tra cibo e salute umana: la foodomica. Si tratta di un’area interdisciplinare che integra genomica, trascrittomica, metabolomica e proteomica, insieme a chemiometria e bioinformatica, per analizzare la composizione biochimica, molecolare e cellulare degli alimenti. La foodomica considera il cibo non solo come fonte di energia, ma anche come mezzo per promuovere la salute e ridurre il rischio di malattie.

Negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e salute, diventando un criterio che influenza le scelte di acquisto dei consumatori. La strategia volta a prevenire le malattie croniche, le cui basi patologiche si creano sin dall’età pediatrica, e che ricerca soluzioni per allontanare il più possibile il momento dell’insorgenza della malattia è definita la “medicina per i sani” e si concretizza nella scelta di alimenti funzionali e di preparati nutraceutici da essi derivati.

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