La malattia di Alzheimer (Ad) rappresenta una delle maggiori sfide della medicina moderna, con un impatto crescente sulla salute pubblica e sui sistemi sanitari. Negli ultimi anni, l'uso di integratori alimentari ha suscitato un crescente interesse come strategia complementare per la prevenzione e il trattamento della malattia. Una recente review pubblicata su Nutrients ha preso in esame l'efficacia e la sicurezza della supplementazione in ambito Ad. Ne parliamo con Laura Di Renzo, ordinario di Nutrizione clinica all’Università degli studi di Roma Tor Vergata e coordinatrice del lavoro.

Due recenti studi hanno messo in evidenza un potenziale ruolo protettivo di vitamina B e D ne confronti del rischio demenza e declino cognitivo.

Le limitate opzioni farmacologiche a disposizione dei clinici nell’ambito delle malattie neurodegenerative stanno spingendo la ricerca verso lo studio di opzioni alternative, in particolare nella direzione di approcci dietetici basati sul consumo di polifenoli, in grado di rallentare la progressione del danno. Tra i polifenoli, l'acido ferulico è un derivato dell'acido idrossicinnamico, ampiamente distribuito in natura, soprattutto nella crusca dei cereali e nella frutta e noto per essere dotato di proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antidiabetiche, suggerendone un possibile impiego come strategia neuroprotettiva.

L'assunzione quotidiana di integratori multivitaminici (Mvm) per tre anni sembra in grado di migliorare la funzione cognitiva e rallentarne l’invecchiamento negli anziani. A sostenerlo, i risultati di uno studio osservazionale, pubblicato di recente su Alzheimer’s & Dementia: the journal of the Alzheimer’s association condotto da un gruppo di ricercatori americani della facoltà di Medicina dell'Università Wake Forest, del Brigham and women's hospital di Boston e della scuola di Medicina dell'Università di Harvard.

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