Un disagio che può essere affrontato grazie alla cosiddetta Terapia dello Specchio, un approccio terapeutico disponibile solo in pochi centri in Italia. La Fondazione Ananke - realtà non profit che promuove ricerca clinica indipendente grazie al sostegno di donazioni private - ha approfondito e rielaborato questa metodologia nell’ambito dei propri progetti scientifici.
“Consiste in un metodo di esposizione sistematica allo specchio, realizzato senza i consueti filtri commerciali per slanciare o alterare la figura, in cui i pazienti sono istruiti e sostenuti nella descrizione, priva di giudizi, del proprio corpo e delle parti che lo compongono”, dice Laura Dalla Ragione, direttore scientifico Rete Dca Usl 1 dell‘Umbria e docente al Campus Biomedico di Roma, che ha elaborato in Italia una versione modificata della tecnica. “Il protocollo prevede alcuni incontri in cui, gradualmente, il soggetto viene aiutato, attraverso l'uso della propria immagine riflessa, a meditare sulle varie parti corporee con riferimento a ciò che vede e alla loro funzionalità, concentrandosi, a mano a mano, sui confini dei distretti e sulla loro integrazione, in assenza di giudizio”.
Sebbene la Terapia dello Specchio non consenta sempre la remissione dell'alterata percezione di sé, favorisce il contatto e la progressiva gestione della crescita e decrescita delle emozioni sperimentate, fino a che le ondate emotive perderanno il loro potere patogeno. “L'obiettivo è quello di aiutare i pazienti a non essere severi nei giudizi su sé stessi, in favore dell’acquisizione di uno sguardo volto al riavvicinamento e alla ricostruzione di un rapporto con il proprio corpo”, commenta Moreno Mattioli, coordinatore dell’area psicoterapia di Villa Miralago (Varese), centro di eccellenza nel trattamento dei Dca, dove viene praticata anche la nuova tecnica. “Questo approccio, radicato in una costante ricerca e nei contributi di vari modelli psicologici, offre un percorso di supporto per gli individui che devono affrontare le proprie lotte interne e costruire un rapporto più funzionale e appagante con il proprio corpo fisico”.
Conclude Alessandro Raggi, psicoterapeuta e vicepresidente della Fondazione Ananke: “Nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, la percezione distorta del corpo e il difficile rapporto con la propria immagine sono tra gli aspetti più radicati e resistenti al cambiamento. La Terapia dello Specchio, riconosciuta come uno degli approcci più efficaci nel trattare la dispercezione corporea, aiuta a reintegrare una consapevolezza globale del corpo e della sua funzione, superando il giudizio estetico e riconnettendosi a una dimensione più profonda dell’identità corporea”.
