La Fondazione Ananke ha acceso i riflettori su questa emergenza in occasione del 7° congresso nazionale della Siridap (Società italiana di riabilitazione interdisciplinare disturbi alimentari e del peso), tenutosi nei giorni scorsi a Varese. Gli esperti hanno sottolineato come l'obesità debba essere considerata una spia cruciale per la diagnosi precoce del binge eating.
Il disturbo si manifesta con abbuffate ricorrenti caratterizzate dalla sensazione di perdita di controllo, ma senza i comportamenti compensatori tipici, come vomito o uso di lassativi.
"Quando l’obesità non è solo una questione di calorie o di volontà, ma spesso una manifestazione clinica del binge eating, è una patologia che unisce fattori psicologici, biologici e ambientali,” spiega Alessandro Raggi, psicoterapeuta e vicepresidente della Fondazione Ananke”.
A differenza dell'obesità cosiddetta omeostatica, dovuta a cause metaboliche o abitudinarie, il binge eating ha radici psichiche e relazionali. Questo legame con la sofferenza psichica rende urgente superare l’idea che l’obesità sia unicamente una questione di educazione alimentare.
Laura Dalla Ragione, psichiatra e membro del direttivo Siridap: “Sebbene il binge eating conduca spesso all’obesità, esso nasce da un disagio psicologico profondo e richiede un approccio integrato per la cura. Le conseguenze dell’eccesso di peso non trattato, spesso associato a diagnosi di obesità di origine psicogena in crescita, sono gravi e includono malattie cardiovascolari, ipertensione, depressione e alcune forme di tumore”.
Per garantire terapie più efficaci e minori complicazioni, la diagnosi precoce è fondamentale. Eugenia Dozio, responsabile dell’area Nutrizione di Villa Miralago: “In questi casi l’intervento deve essere terapeutico e multidisciplinare, non prescrittivo. C’è anche un dibattito acceso sulla necessità di riconoscere il binge eating come patologia cronica nei Livelli essenziali di assistenza, al pari dell’obesità, già definita malattia cronica dalla recente Legge Pella”. (n.m.)
