Steatosi epatica non alcolica: benefici da nutraceutico a base di alghe

22 Settembre 2025

La Steatosi epatica non alcolica (Nafld), meglio nota come “fegato grasso”, è una patologia che interessa circa un adulto su quattro in Italia. Caratterizzata dall’accumulo di trigliceridi nelle cellule epatiche, essa deriva da un eccesso di peso corporeo e può degenerare in condizioni gravi come la cirrosi epatica o l'epatocarcinoma. Una nuova opzione di trattamento, a base di una composizione di alghe e cromo, ha dimostrato risultati significativi in uno studio clinico randomizzato e in doppio cieco condotto su 100 pazienti affetti da sindrome metabolica con steatosi epatica e obesità centrale.

Il nutraceutico, composto dalle alghe marine brune Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus e da cromo picolinato, è stato somministrato per sei mesi in parallelo a un regime calorico controllato.

La ricerca, coordinata da Livia Pisciotta dell'Università di Genova e presentata al recente congresso nazionale della Società italiana di nutraceutica (Sinut), ha evidenziato un valore aggiunto rispetto alla sola dieta.

“Abbiamo osservato in tutti i partecipanti una diminuzione del peso in eccesso in virtù anche del regime alimentare ipocalorico impostato sul modello della dieta mediterranea,” afferma Pisciotta, docente di Scienze dietetiche applicate all’Università di Genova. “Il gruppo che ha assunto il nutraceutico ha avuto una riduzione statisticamente significativa dell’indice di massa corporea, sia a 3 che a 6 mesi. Grazie al suo supporto, la diminuzione media del peso è stata del 4,7% e quindi l’integratore si rivela un’opzione di trattamento valida per contrastare una delle principali cause del ‘fegato grasso’”.

I benefici non si limitano alla bilancia. Lo studio ha rivelato una significativa riduzione dei livelli di grasso nel fegato, misurati con la tecnica ecografica Fibroscan-Cap, superando i valori ottenuti solo con la dieta.

“Dall’analisi finale è anche emerso, nel gruppo trattato rispetto al placebo, un aumento significativo della perdita di massa grassa e un incremento del colesterolo Hdl”, prosegue Pisciotta. “Quest’ultimo è stato un risultato che non ci attendevamo così evidente e si confermano interessanti prospettive di studio sull’utilizzo dell’integratore anche per la prevenzione del rischio cardiovascolare”.

 

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