Lo studio, che ha esaminato genoma, trascrittoma, metaboloma, proteoma, microbioma ed epigenoma della donna, ha rivelato un quadro affascinante: la signora presentava un accorciamento dei telomeri (marcatore di longevità) del 40% rispetto alle coorti di confronto, ma anche una sorprendente assenza di gravi malattie età-associate, inclusi cancro o disturbi neurodegenerativi. Questi risultati suggeriscono che la sua longevità è stata promossa da una combinazione di varianti genetiche resilienti e da un sano ambiente, interno ed esterno. Tra i fattori protettivi più evidenti, lo studio ha evidenziato un metabolismo lipidico altamente efficiente e livelli di infiammazione estremamente bassi.
La donna presentava livelli molto bassi di colesterolo V-Ldl e trigliceridi, mentre il colesterolo Hdl era molto alto. Questa firma metabolica, che la ricerca associa a una longevità estesa e all'assenza di demenza, era supportata da bassi livelli di marcatori infiammatori sistemici come GlycA e GlycB.
Un microbiota ringiovanito
Un elemento cruciale nel mantenimento di questo profilo di salute, in particolare per quanto riguarda la bassa infiammazione e l'efficace metabolismo lipidico, è risultato essere il suo microbiota intestinale "ringiovanito". L'analisi del microbioma fecale, confrontata con un ampio gruppo di controllo (445 individui di età compresa tra 61 e 91 anni), ha rivelato risultati inaspettati. Innanzitutto, la signora mostrava una maggiore alfa-diversità (una misura della varietà batterica all'interno del campione) rispetto alla media della popolazione femminile di controllo (6,78 contro 3,05).
Il dato più sorprendente è stata l'abbondanza elevata del phylum Actinobacteriota, in particolare del genere Bifidobacterium. Questa scoperta è notevole, poiché i livelli di Bifidobacterium tendono tipicamente a diminuire negli individui anziani, ma sono stati precedentemente riportati come elevati nei centenari e, soprattutto, nei supercentenari.
Il Bifidobacterium è un batterio considerato benefico, noto per contribuire alle risposte antinfiammatorie. Questo si allinea perfettamente con i bassi livelli di infiammazione rilevati nello studio metabolomico. Inoltre, l'elevato contenuto di Bifidobacterium è associato alla produzione di acidi grassi a catena corta e acido linoleico, osservazioni che si collegano direttamente al profilo lipidico sano della donna.
Dieta e stile di vita
La composizione unica del microbiota non era probabilmente un caso. I ricercatori hanno esaminato le sue abitudini di vita, notando che la signora consumava circa tre yogurt al giorno. Questi yogurt contenevano Streptococcus thermophilus e Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus, noti per favorire la crescita proprio del genere Bifidobacterium nell'intestino. In aggiunta all'abitudine dello yogurt, il profilo microbico, caratterizzato anche da livelli ridotti dei phyla Proteobacteria e Verrucomicrobiota, a loro volta associati a minore fragilità legata all'età, risultato coerente con la sua adesione a una dieta Mediterranea.
Lo studio ci rivela inoltre, che Maria Branyas Morera, passava molto tempo con la famiglia e gli amici, amava giocare con i cani, leggere libri, curare il giardino, camminare, suonare il pianoforte e aveva una buona qualità del sonno. Niente alcol, né fumo.
Così commentano gli Autori: “I risultati rafforzano l'idea che la longevità estrema derivi dall'equilibrio tra natura e abitudini di vita. Un genoma resiliente fornisce la base, ma lo stile di vita e l'ambiente plasmano queste caratteristiche. La combinazione di un efficiente metabolismo lipidico, un basso stato infiammatorio e un microbiota anti-infiammatorio e ringiovanito, potenzialmente modulato dalla dieta, illustra come l'invecchiamento e l'insorgenza della malattia possano essere scollegati a livello molecolare. Quello di Maria è un "caso di studio": l'estrapolazione di questi risultati alla popolazione generale richiederà coorti più ampie e studi longitudinali prospettici per progettare interventi anti-invecchiamento efficaci”.
Nicola Miglino
