I ricercatori hanno esaminato dati provenienti da 2.647 partecipanti arruolati in due grandi coorti britanniche, TwinsUK e Zoe Predict1. Integrando informazioni dettagliate sulla dieta, ottenute tramite questionari, dati sulle specie microbiche intestinali e dati su 650 metaboliti fecali, il team ha utilizzato approcci di machine-learning per scoprire che i metaboliti fecali riflettevano in modo robusto l'assunzione di 10 diversi gruppi di cibi e bevande, inclusi carne, noci, cereali integrali, tè e caffè, nonché l'aderenza complessiva a modelli dietetici sani o non sani.
L'importanza di questo approccio risiede nella sua capacità di catturare le complesse interazioni tra dieta e microbi intestinali. Lo studio ha identificato oltre 400 associazioni tra specifici gruppi alimentari e metaboliti. Inoltre, ha rivelato più di 2.500 collegamenti tra le specie microbiche intestinali e oltre il 90% dei metaboliti associati alla dieta, con un quarto di questi correlati anche alla diversità complessiva dell'ecosistema microbico intestinale. Per esempio, i metaboliti associati a gruppi alimentari ricchi di fibre erano correlati a una maggiore diversità microbica.
Secondo Robert Pope, studente di dottorato al King’s College e autore principale del lavoro, analizzare i composti nelle feci fornisce informazioni cruciali su cosa le persone mangiano e su come il microbioma intestinale metabolizza il cibo in modo diverso, evidenziando il suo ruolo nella salute.
La metabolomica fecale si è rivelata uno strumento predittivo particolarmente efficace per la salute cardiovascolare. Sebbene i metaboliti fecali fossero più precisi nella misurazione dell'aderenza alla dieta Dash (Dietary approaches to stop hypertension), un modello che utilizzava i metaboliti fecali e l'indice di massa corporea (Bmi) ha mostrato una precisione superiore nel prevedere il rischio a 10 anni di una prima malattia cardiovascolare aterosclerotica, superando i modelli basati solo sul punteggio della dieta Dash e sul Bmi.
Queste scoperte suggeriscono che la composizione dei metaboliti fecali può fornire un indicatore potente del rischio futuro di malattie cardiache, offrendo, potenzialmente, una visione più approfondita rispetto ai soli punteggi dietetici. Mario Falchi, del King’s College di Londra e coordinatore della ricerca, ha notato che l'analisi di queste "impronte chimiche" della dieta “può aiutare a identificare le molecole che nutrono il microbioma, guidando lo sviluppo di prebiotici mirati a migliorare la salute”.
I ricercatori hanno anche scoperto che un pannello ridotto di soli 54 metaboliti era ancora efficace nel predire l'aderenza ai modelli dietetici e il consumo di gruppi alimentari, il che potrebbe facilitare lo sviluppo di metodi di analisi più semplici e accessibili. Cristina Menni, del Policlinico di Milano e annoverata tra gli Autori, ha concluso che questi risultati ci avvicinano alla possibilità “di trasformare semplici analisi delle feci in strumenti potenti per comprendere come la dieta e i microbi intestinali interagiscon. La ricerca, in definitiva, apre la strada allo sviluppo di strategie mirate, dietetiche o basate sui metaboliti, per migliorare la salute”. (n.m.)
