Utilizzando dati biochimici e dietetici di oltre 1.300 partecipanti della coorte Alberta pregnancy outcomes and nutrition (Apron), uno dei programmi di monitoraggio nutrizionale più longevi e dettagliati del Nord America, lo studio ha dimostrato che un incremento nell'assunzione di questo nutriente essenziale è associato a una riduzione dei livelli della proteina C-reattiva (Pcr), biomarcatore critico dell'infiammazione di basso grado.
L'infiammazione in gravidanza
Sotto il profilo biologico, la gravidanza è una fase di grandi trasformazioni: il sistema immunitario si ricalibra e il volume ematico aumenta drasticamente. Tuttavia, quando l’infiammazione supera i livelli di guardia, possono insorgere rischi per la salute sia del genitore che del feto.
"Tutti abbiamo proteine di segnalazione nel sangue che possono essere infiammatorie, ma quando superano l'intervallo fisiologico, iniziamo a preoccuparci", ha spiegato Elisabeth Larson, dottoranda in Scienze della nutrizione presso il College of human ecology e prima firma dello studio. “L'infiammazione può essere innescata da una moltitudine di fattori: da infezioni virali a malattie croniche, come l’obesità, o patologie cardiovascolari, fino a stress di natura psicologica”.
Un regolatore biochimico multifunzionale
La colina è un nutriente essenziale coinvolto in processi biologici vitali. Essa interviene nella struttura delle membrane cellulari, nella produzione di neurotrasmettitori come l'acetilcolina, nei processi di metilazione e nello sviluppo del cervello fetale. Alcuni di questi percorsi biochimici giocano un ruolo diretto proprio nella regolazione fine della risposta immunitaria.
I risultati dello studio indicano che i soggetti con il più alto apporto di colina presentano una probabilità drasticamente inferiore di manifestare livelli di infiammazione clinicamente elevati rispetto a quelli con apporti minimi. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno utilizzato richiami alimentari dettagliati delle 24 ore raccolti durante il terzo trimestre, confrontando l'assunzione stimata con i livelli ematici di Pcr. L'associazione inversa tra colina e proteina C-reattiva si è confermata anche dopo aver controllato variabili confondenti come l'indice di massa corporea, l'età gestazionale, l'introito energetico totale e l'assunzione di altri nutrienti antinfiammatori come gli Omega-3.
L’ipotesi delle soglie
Un dato particolarmente interessante emerso dallo studio è che il rapporto tra assunzione di colina e marcatori infiammatori non è lineare. L'infiammazione diminuisce in modo più marcato quando l'apporto passa da livelli estremamente bassi a intervalli moderati o alti, suggerendo l'esistenza di soglie biochimiche di efficacia piuttosto che di un semplice effetto dose-risposta.
Inoltre, la colina opera in sinergia con altri nutrienti donatori di metili, come il folato, la vitamina B12 e la betaina, che partecipano a cicli biochimici sovrapposti. Tuttavia, lo studio ha confermato il contributo rilevante e indipendente della colina alla riduzione della Pcr, suggerendo un ruolo specifico e non sostituibile del nutriente nella regolazione dell'omeostasi immunitaria materna.
Carenza e fonti alimentari
Nonostante la sua importanza, la colina raramente viene enfatizzata nei consulti prenatali e molti integratori multivitaminici per la gravidanza ne contengono quantità irrisorie o nulle. Questo nutriente è più abbondante nei cibi di origine animale: uova, carne, pesce e latticini sono le fonti principali, sebbene sia presente in quantità minori in legumi e verdure crocifere. "Chi, per esempio, è vegetariano o vegano e non assume integratori, è ad alto rischio di carenza", avverte Larson.
Verso nuove linee guida
Attualmente, la raccomandazione ufficiale per l'assunzione di colina durante la gravidanza è di 450 mg/die, ma i ricercatori suggeriscono che questa soglia potrebbe non essere sufficiente per favorire la salute materna e fetale. “Questi risultati - sottolineano - sollevano interrogativi urgenti sulla necessità di aggiornare le linee guida dietetiche nazionali e sulla necessità che i medici prestino alla colina la stessa attenzione riservata a nutrienti più noti come il ferro o il folato. Non c'è abbastanza attenzione su questi nutrienti sottovalutati che potrebbero avere ricadute sulla salute di madre e figlio. Poiché la salute della madre è un fattore predittivo fondamentale per quella del bambino, colmare il vuoto di ricerca in questo ambito è essenziale”.
Nicola Miglino
