Vitamina B1, quanto è diffusa la carenza in Europa? Una nuova revisione riapre il tema

02 Ottobre 2026

La carenza di vitamina B1, o tiamina, potrebbe essere meno conosciuta e monitorata in Europa di quanto si pensi. Non perché esistano prove di una diffusa carenza nella popolazione generale, ma, al contrario, perché mancano studi rappresentativi sufficienti per stabilirne la reale prevalenza. Questa la principale conclusione di una revisione sistematica pubblicata sul Journal of health, population and nutrition.

Gli autori hanno analizzato le evidenze disponibili sullo stato della tiamina negli adulti europei, prendendo in considerazione studi osservazionali che abbiano valutato lo stato della vitamina attraverso biomarcatori quali l'attività eritrocitaria della transchetolasi (ETKAC), la tiamina difosfato nel sangue intero e la tiamina eritrocitaria.

Sono stati inclusi 21 studi, condotti in 11 Paesi, per complessivi 7.344 individui, con pubblicazioni comprese tra il 1976 e il 2026. I Paesi rappresentati comprendono anche l'Italia, insieme a Spagna, Regno Unito, Austria, Polonia, Germania, Ungheria, Francia, Belgio, Norvegia e Paesi Bassi.

Il dato sulla prevalenza presenta però un'ampia variabilità: considerando i diversi biomarcatori e i rispettivi valori soglia, la carenza di tiamina varia dallo 0% al 41,2%. Una parte importante di questa variabilità è legata alla presenza negli studi di donne in gravidanza o nel periodo post-partum. Escludendo questi gruppi, la prevalenza osservata scende a un intervallo compreso tra 0% e 10%.

Il 41,2%, quindi, non può essere interpretato come la quota di europei carenti di vitamina B1. Gli studi utilizzano popolazioni differenti, biomarcatori diversi e soglie non completamente sovrapponibili. Inoltre, soltanto uno degli studi considerati disponeva di un campione rappresentativo della popolazione adulta, rendendo impossibile una vera metanalisi quantitativa.

I gruppi da non trascurare

La revisione richiama comunque l'attenzione su alcune condizioni nelle quali il rischio può essere maggiore. Particolare interesse riguarda gravidanza e il post-partum: in uno studio spagnolo la carenza era stata rilevata nel 13,7% delle donne al terzo trimestre, mentre in un'altra popolazione di donne nel post-partum raggiungeva il 41,2%.

Altri potenziali gruppi vulnerabili sono le persone con disturbo da uso di alcol, chi segue diete particolarmente restrittive e, soprattutto, regimi low-carbohydrate high-fat. In uno degli studi inclusi, la carenza è stata osservata nell'8% dei soggetti che seguivano una dieta Lchf senza supplementazione. La revisione segnala inoltre il problema nei soggetti con obesità sottoposti a chirurgia bariatrica, nei quali precedenti studi hanno stimato una prevalenza aggregata della carenza intorno al 7%.

La tiamina è indispensabile per il metabolismo energetico e per il funzionamento del sistema nervoso. Una sua grave carenza può provocare manifestazioni neurologiche e cardiovascolari, fino al beriberi e all'encefalopatia. Il punto, tuttavia, è distinguere queste condizioni clinicamente manifeste dal possibile deficit subclinico nella popolazione generale.

Il vero problema è la sorveglianza

Gli autori sottolineano che la carenza di tiamina in Europa non è stata ancora adeguatamente quantificata. I dati più recenti e numerosi provengono dal Regno Unito, dove la farina di frumento è fortificata con tiamina, mentre molti Paesi europei sono scarsamente rappresentati.

La conclusione della revisione è quindi soprattutto metodologica: servono studi di popolazione, rappresentativi a livello nazionale, condotti utilizzando biomarcatori e criteri diagnostici armonizzati. Solo così sarà possibile capire se la carenza di vitamina B1 costituisca effettivamente un problema di salute pubblica rilevante in Europa.

Un risultato che invita, dunque, più alla sorveglianza nutrizionale che alla ricerca di una nuova vitamina da integrare indiscriminatamente. La revisione, infatti, non dimostra che gli adulti europei siano largamente carenti di tiamina: dimostra che, allo stato attuale delle conoscenze, non disponiamo di dati sufficientemente solidi per affermarlo o escluderlo. (n.m.)

 

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