La ricerca, pubblicata sulla rivista Nutrients, ha coinvolto 136 partecipanti randomizzati, con 117 persone che hanno completato lo studio. L’età media era di circa 68 anni e tutti presentavano osteoartrosi del ginocchio. Per sei settimane, i partecipanti sono stati assegnati a quattro gruppi: integrazione quotidiana con 20 grammi di inulina, programma di esercizi supportato digitalmente, combinazione delle due strategie oppure placebo, costituito da 10 grammi di maltodestrina.
L’obiettivo principale era misurare l’intensità del dolore. I ricercatori hanno inoltre valutato alcuni parametri funzionali, come la forza di presa della mano e la sensibilità agli stimoli dolorosi, insieme ai livelli ematici di acidi grassi a corta catena e del peptide Glp-1.
Al termine delle sei settimane, l’integrazione con inulina è risultata associata a una riduzione del dolore rispetto al placebo. La differenza media era pari a -1,11 punti sulla scala numerica del dolore, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra -2,18 e -0,04 e un valore di p pari a 0,045.
Anche il programma di esercizio supportato digitalmente ha prodotto una riduzione del dolore, con una differenza media rispetto al placebo di -1,55 punti. Non è invece emerso un effetto sinergico significativo dalla combinazione di inulina ed esercizio.
L’integrazione ha mostrato risultati favorevoli anche su alcuni parametri secondari. Rispetto al placebo, è stato osservato un miglioramento della forza di presa, oltre a variazioni dei test di sensibilità dolorifica, compatibili con una minore risposta agli stimoli dolorosi. Non sono invece emersi miglioramenti significativi attribuibili all’inulina nei test funzionali del cammino e del passaggio dalla posizione seduta a quella eretta.
Un elemento di interesse riguarda i cambiamenti biologici osservati. Solo nei gruppi che assumevano inulina sono aumentati significativamente i livelli di butirrato, un acido grasso a corta catena prodotto dalla fermentazione intestinale delle fibre, e quelli di Glp-1, un ormone coinvolto nella regolazione metabolica.
Livelli più elevati di Glp-1 erano inoltre associati a una migliore forza di presa. Si tratta di un’associazione, che non dimostra un rapporto causale, ma che suggerisce possibili collegamenti tra attività intestinale, funzione muscolare e percezione del dolore.
Gli autori sottolineano che il trial non era dimensionato per dimostrare eventuali interazioni sinergiche tra le due strategie e che i risultati dovranno essere confermati in studi più ampi e prolungati.
Per ora, l’inulina non può essere considerata un trattamento dell’artrosi né un’alternativa all’esercizio terapeutico e alle cure raccomandate. La ricerca aggiunge tuttavia un tassello allo studio dell’asse intestino-dolore e apre nuove domande sul possibile contributo delle fibre prebiotiche alla gestione dei sintomi.
