Sono alcuni dei temi affrontati da Stefania D’Angelo, del dipartimento di Scienze mediche, motorie e del benessere dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, autrice di una review pubblicata su Nutrients dedicata alle strategie nutrizionali e di idratazione per l’adattamento alle ondate di calore. Il lavoro analizza il ruolo dell’idratazione, dell’equilibrio elettrolitico e della composizione dei pasti, dedicando particolare attenzione alle categorie più esposte e al possibile ruolo del modello mediterraneo.
P.ssa D’Angelo, quali sono le principali indicazioni sull'idratazione durante un'ondata di calore e quanto è corretto riferirsi a un quantitativo fisso di acqua?
Durante un’ondata di calore è importante bere regolarmente, ma non esiste una quantità di acqua valida per tutti. L’Efsa indica, in condizioni ambientali e di attività moderate, un’assunzione totale di acqua di circa 2 litri al giorno per le donne e 2,5 litri per gli uomini, comprendendo anche quella contenuta negli alimenti. Con temperature elevate, attività fisica o sudorazione prolungata, il fabbisogno può aumentare significativamente. Età, corporatura, dieta, stato di salute, farmaci e condizioni ambientali influenzano ulteriormente le necessità. I valori di riferimento sono quindi un punto di partenza, non un obiettivo rigido durante le ondate di calore.
Elettroliti e bevande reidratanti sono davvero necessari per tutti o solo in particolari condizioni di esposizione al caldo?
Non sono necessari per tutti. Nella maggior parte delle persone sane, un’alimentazione equilibrata e un’assunzione regolare di acqua sono generalmente sufficienti a mantenere l’equilibrio idro-elettrolitico. La reintegrazione diventa più rilevante quando la sudorazione è intensa o prolungata, come può accadere negli sportivi, nei lavoratori all’aperto o durante esposizioni prolungate al caldo. In questi casi può essere utile considerare soprattutto le perdite di sodio. La strategia deve comunque essere individualizzata: le bevande con elettroliti non dovrebbero essere proposte come una raccomandazione universale.
Parlate anche del rischio di iperidratazione e iponatriemia: quanto è importante evitare di trasformare il consiglio di bere in un "bere il più possibile"?
È molto importante. Bere adeguatamente non significa bere quantità illimitate di acqua. Un’assunzione eccessiva di liquidi può favorire una diluizione del sodio nel sangue e contribuire all’iponatriemia, soprattutto durante attività fisica prolungata o esposizioni intense al caldo. Il problema è maggiormente documentato negli sportivi, nei lavoratori esposti al caldo e, più in generale, nelle situazioni di sudorazione prolungata. Il messaggio corretto è quindi bere in rapporto alle proprie necessità e alle perdite, evitando sia la disidratazione sia l’eccessiva assunzione di acqua.
Durante il caldo si tende a consigliare di "mangiare leggero": come dovrebbe essere invece un'alimentazione adeguata, soprattutto nelle persone anziane e fragili?
“Mangiare leggero” non dovrebbe significare mangiare poco. Durante il caldo può essere utile scegliere pasti più piccoli, digeribili, ricchi di acqua e nutrienti, senza però ridurre in modo inadeguato energia, proteine, vitamine e minerali. Questo è particolarmente importante negli anziani e nelle persone fragili, nei quali il caldo e la riduzione dell’appetito possono aumentare il rischio di malnutrizione e perdita di massa muscolare. Anche le proteine devono quindi essere mantenute in quantità adeguata, eventualmente distribuendole in pasti più piccoli. Va ricordato, tuttavia, che le evidenze dirette sulla composizione ottimale dei pasti durante vere ondate di calore sono ancora limitate.
Quale ruolo può avere la dieta mediterranea nell'affrontare le ondate di calore e quali sono, invece, le evidenze che ancora mancano?
La dieta mediterranea può rappresentare un modello interessante perché privilegia alimenti vegetali stagionali, frutta e verdura ricche di acqua, legumi, cereali integrali, olio di oliva e alimenti poco processati. È quindi compatibile con un’alimentazione nutrizionalmente adeguata, semplice e sostenibile durante i mesi più caldi. Tuttavia, è importante distinguere la plausibilità dalle prove dirette: non è ancora stato dimostrato che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea migliori la tolleranza al caldo, lo stato di idratazione o gli esiti clinici durante le ondate di calore. Va quindi considerata un modello alimentare promettente e culturalmente appropriato, non un intervento specificamente “protettivo” contro il caldo.
Quali sono le categorie più vulnerabili al caldo e come dovrebbe essere personalizzata per loro la strategia di idratazione e alimentazione?
Tra le categorie più vulnerabili vi sono anziani, bambini, donne in gravidanza, persone con patologie croniche, lavoratori all’aperto, sportivi e soggetti socialmente o economicamente svantaggiati. Le ragioni sono diverse: ridotta percezione della sete, minore capacità di concentrazione renale, uso di farmaci, elevate perdite di sudore o difficoltà di accesso ad acqua e ambienti freschi. Negli anziani può essere utile programmare l’assunzione di liquidi e coinvolgere chi presta assistenza; nei lavoratori e negli sportivi occorre considerare durata dell’esposizione e perdite di sudore. Nei pazienti con insufficienza cardiaca, malattia renale o restrizioni dei liquidi, invece, le indicazioni devono essere personalizzate clinicamente.
Nicola Miglino
