Uno dei cambiamenti più significativi evidenziati è il declino dell'uso dei multivitaminici-multiminerali (Mvmm), la cui diffusione è scesa dal 35% al 31%. Questo dato segnala uno spostamento dei consumatori verso prodotti più specifici e mirati. Mentre i classici "tutto in uno" perdono terreno, si registra un'impennata nell'assunzione di singoli nutrienti al di fuori dei preparati multivitaminici.
Le statistiche mostrano incrementi notevoli per alcune sostanze chiave:
- vitamina D: l'uso è esploso dal 5,1% al 29%;
- zinco: passato dal 4,6% all'11%;
- vitamina b12 e magnesio: entrambi hanno visto raddoppiare o quasi la propria diffusione.
L’aumento del consumo è stato particolarmente pronunciato tra gli adulti di età pari o superiore ai 65 anni, gruppo in cui la prevalenza è passata dal 62% al 78%. In generale, l'integrazione rimane più comune tra le donne, le persone con un livello di istruzione più elevato e coloro che dispongono di una copertura assicurativa sanitaria.
Parallelamente, sono emersi nuovi segmenti di mercato definiti "non vitaminici e non minerali" (Nvnm). Tra questi, spiccano prodotti per la salute intestinale (probiotici e prebiotici), per la pelle e le articolazioni (collagene e acido ialuronico) e adattogeni come l'ashwagandha. Anche la curcuma e gli Cmega-3 hanno visto una crescita sostanziale nel corso degli anni.
La pandemia di Covid-19 ha agito da catalizzatore per i prodotti commercializzati per il supporto immunitario. Durante e dopo l'emergenza sanitaria, si è notato un aumento specifico nell'uso di zinco, sambuco (elderberry) e vitamina K.
Al contrario, lo studio rileva il declino di integratori un tempo molto popolari. L'efedra, ad esempio, è scomparsa dopo il divieto del 2004, mentre prodotti come il ginseng, il ginkgo e l'aglio hanno visto scendere drasticamente le loro quote di consumo, probabilmente a causa di prove di efficacia contrastanti o preoccupazioni per le interazioni farmacologiche. Anche diversi oligoelementi come nichel, stagno e vanadio hanno subito riduzioni drastiche.
Con un mercato globale che ha raggiunto i 200 miliardi di dollari nel 2024, il ricorso agli integratori è oggi guidato più dalla volontà di mantenere lo stato di salute generale che dalla necessità di colmare carenze nutrizionali. Tuttavia, le fonti avvertono che solo un quarto dei consumatori utilizza questi prodotti sotto la guida di un professionista sanitario. La diversificazione dei consumi, unita ai rischi di interazione farmacologica, specialmente nella popolazione anziana, sottolinea l'urgenza di un monitoraggio continuo e di una migliore comunicazione pubblica sulla sicurezza ed efficacia di questi prodotti. (n.m.)
