Anziani Usa, cresce la politerapia anche con gli integratori: il nodo delle interazioni

16 Ottobre 2026

Più farmaci prescritti, ma anche un maggiore ricorso alla combinazione di integratori alimentari. È il quadro che emerge da uno studio pubblicato su Jama, che ha analizzato l'utilizzo di farmaci e integratori tra quasi 5.000 adulti statunitensi di età compresa tra 62 e 85 anni. I ricercatori hanno confrontato i dati relativi al periodo 2015-2016 con quelli del 2021-2023, utilizzando dati rappresentativi a livello nazionale della popolazione statunitense residente in comunità.

Il dato più evidente riguarda la politerapia farmacologica. Negli Stati Uniti, la quota di anziani che assume contemporaneamente almeno cinque farmaci è passata dal 31% al 35,7%. Un incremento che si accompagna a una crescita anche della politerapia con integratori alimentari, salita dal 12,6% al 16,7%. Questo ultimo dato merita attenzione, ma va interpretato correttamente. Lo studio non dimostra che gli integratori siano responsabili delle interazioni farmacologiche osservate. Evidenzia piuttosto come il loro impiego faccia sempre più parte del quadro complessivo dei prodotti assunti dagli anziani e debba quindi essere considerato nella valutazione della contemporanea assunzione di più prodotti. Le classi terapeutiche più frequentemente coinvolte sono rimaste sostanzialmente le stesse. Nel periodo più recente, antidepressivi, statine e terapie antiaggreganti sono risultate le categorie più comunemente presenti nei regimi potenzialmente interagenti.

Il dato sugli antidepressivi assume particolare rilievo per gli autori. Dima Mazen Qato, prima autrice dello studio, sottolinea la necessità di continuare a migliorare la sicurezza della terapia farmacologica negli anziani e indica proprio i regimi che coinvolgono antidepressivi tra quelli sui quali concentrare gli interventi per ridurre la politerapia e le interazioni potenzialmente dannose. Il lavoro introduce un elemento importante anche per la gestione degli integratori. L'analisi ha considerato infatti farmaci prescritti, medicinali da banco e integratori alimentari nel quadro complessivo dell'assunzione di prodotti da parte degli anziani statunitensi. L'aumento della politerapia con integratori, dal 12,6% al 16,7%, non viene interpretato dagli autori come prova di un aumento delle interazioni attribuibili ai supplementi. Il risultato segnala piuttosto la crescente complessità dei regimi assunti dalla popolazione anziana. Per chi deve valutare la sicurezza di una terapia, il messaggio è quindi che la ricostruzione dei prodotti assunti non dovrebbe fermarsi ai medicinali prescritti. Anche gli integratori fanno parte dell'esposizione complessiva e devono essere conosciuti quando si valuta una possibile interazione.

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