Proteine: non solo quantità, ma anche qualità. L'allarme della Sinu sulle tendenze di consumo

03 Giugno 2025

L'attenzione verso l'assunzione di proteine è in forte crescita tra i consumatori italiani, spinta anche dalla maggiore disponibilità di prodotti alimentari che vantano un elevato contenuto proteico. Questo trend ha portato la Società italiana di nutrizione umana (Sinu) a dedicare una tavola rotonda all'argomento in occasione del suo 45° Congresso nazionale, tenutosi di recente a Salerno.

Secondo il Regolamento (CE) n.1924/2006, un prodotto può definirsi "fonte di proteine" se almeno il 12% del suo valore energetico deriva dalle proteine, e "ad alto contenuto di proteine" se la percentuale sale al 20%.

Gli italiani sembrano sempre più attenti a queste indicazioni. Dati recenti dell’Osservatorio immagino (GS1 Italy) per il 2024 mostrano che il 4% dei prodotti analizzati presenta diciture relative alle proteine, generando un fatturato di 1,9 miliardi di euro. Sebbene il giro d'affari sia importante, la crescita del trend sembra rallentare, passando da quasi il 20% nel 2023 al 4,5% nel 2024.

Una ricerca condotta dalla sezione Nutrizione umana dell’Università degli Studi di Milano, guidata da Daniela Martini, su oltre 400 prodotti, ha evidenziato la vasta gamma di alimenti che riportano queste diciture. Sebbene barrette e yogurt siano prevalenti, l'offerta si è estesa a categorie merceologiche molto diverse, includendo latte, bevande vegetali, sostituti del pane, pancake, gelati, creme spalmabili, salumi e formaggi.

"Non è facile comprendere il crescente interesse per alimenti ricchi di proteine, non solo da parte di atleti e persone che seguono regimi alimentari speciali, ma anche da parte di individui che desiderano migliorare la propria forma fisica e perdere peso", afferma Martini, membro del Comitato scientifico della Sinu. "Questa tendenza è spesso alimentata dalla convinzione errata che ridurre l'apporto di carboidrati e lipidi sia una strategia efficace per dimagrire. È fondamentale monitorare le vendite e il consumo di questi prodotti, oltre che educare i consumatori sull’importanza di leggere attentamente le etichette, per fare scelte consapevoli e salutari, evitando di eccedere nell'apporto proteico, già sufficiente nella dieta media italiana, se confrontato ai Livelli di assunzione di riferimento per le proteine indicati nella nuova edizione dei Larn della Sinu”.

Oltre alla quantità, è essenziale riflettere sulla qualità proteica, valutando la composizione in aminoacidi essenziali. Le più recenti evidenze scientifiche, integrate nei nuovi Larn, indicano che un'assunzione eccessiva di proteine animali, specie da carni rosse e lavorate, è associata a un aumento della mortalità per tutte le cause. Al contrario, un maggiore apporto di proteine vegetali sembra correlato a una diminuzione della mortalità.

Studi epidemiologici, infatti, hanno mostrato che sostituire proteine animali con vegetali si associa a una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause e per malattie cardiovascolari. Tuttavia, è importante notare che si tratta di modelli teorici che approssimano la realtà e non sono sufficienti a definire una relazione causale. I benefici potrebbero derivare da altri componenti dei cibi vegetali come fibre, antiossidanti e composti bioattivi. Analogamente, il rischio associato alle proteine animali potrebbe dipendere da altri fattori presenti in questi cibi, come grassi saturi, sale nelle carni trasformate, o additivi.

Sabina Sieri, direttore ad interim della Struttura complessa di Epidemiologia e Prevenzione della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano e socio Sinu, evidenzia come l'interesse per le proteine vegetali sia in crescita, ma richieda informazioni corrette. “Utili sarebbero un indicatore di qualità proteica e l'attenzione al livello di processamento, che può influenzare la biodisponibilità. Il consiglio tradizionale di combinare cereali e legumi resta valido per ottenere un profilo aminoacidico più completo, assicurando l'apporto di lisina e metionina e migliorando il valore nutrizionale del pasto”. (n.m.)

 

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