Lupus e integratori: uno studio identifica 15 erbe che richiedono cautela

30 Gennaio 2026

Una recente revisione sistematica pubblicata su Lupus Science & Medicine del gruppo Bmj ha analizzato il potenziale pro-infiammatorio di numerosi nutraceutici nei pazienti affetti da lupus eritematoso cutaneo e lupus eritematoso sistemico. Attraverso lo screening rigoroso di oltre 11.800 studi, i ricercatori hanno identificato 227 integratori erboristici distinti capaci di innescare riacutizzazioni cutanee, isolando 15 sostanze specifiche con le più solide evidenze di proprietà immunostimolanti documentate in modelli umani, animali e in vitro.

Dai 469 studi che hanno superato i criteri di inclusione, è emerso un panorama in cui molti prodotti naturali, spesso percepiti come innocui, possono interferire pesantemente con l'omeostasi immunitaria. La ricerca ha evidenziato come l'uso di determinati integratori non sia solo una questione di benessere generale, ma possa rappresentare un fattore di rischio concreto per l'esacerbazione di patologie autoimmuni complesse.

Le quindici erbe identificate con le prove più robuste di effetti immunostimolanti includono: erba medica, ashwagandha, astragalo, clorella, echinacea, aglio, ginseng, estratto di tè verde, gelso indiano, liquirizia, vischio, fungo reishi, scutellaria, spirulina e tinospora. Il paradosso evidenziato dai ricercatori risiede proprio nella strategia di marketing di questi prodotti: essi vengono frequentemente venduti per il loro presunto "supporto immunitario", una proprietà che risulta però estremamente problematica per chi possiede un sistema immunitario già patologicamente iperattivo.

Dal punto di vista della fisiopatologia molecolare, questi composti sono stati associati a meccanismi che inducono l'infiammazione, tra cui l'attivazione di pathway immunitari specifici e una maggiore produzione di citochine. In un contesto di lupus, l'incremento di queste molecole segnale può alimentare i processi infiammatori che portano alla comparsa o al peggioramento delle lesioni cutanee, rendendo più difficile il controllo della malattia attraverso le terapie convenzionali.

“Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno tutti i rischi biologici e gli effetti a lungo termine nelle persone con malattie cutanee autoimmuni, i risultati di questo studio forniscono una base scientifica essenziale per la pratica clinica”, concludono gli autori. “Questi dati offrono agli operatori sanitari informazioni specifiche e aggiornate da condividere con i pazienti, i quali potrebbero assumere tali integratori senza essere consapevoli delle potenziali interazioni negative con la propria condizione. La capacità di queste 15 sostanze di modulare la risposta immunitaria richiede una vigilanza particolare. È fondamentale consultare il proprio medico prima di apportare qualsiasi modifica al regime terapeutico o di introdurre nuovi integratori, garantendo così che il percorso di gestione del lupus rimanga sicuro e privo di interferenze esterne potenzialmente dannose”. (n.m.)

 

 

 

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