Il cuore di questo impegno è rappresentato dal lavoro del gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (Contam). Gli scienziati dell'Efsa non si limitano a una revisione superficiale, ma stanno analizzando nel dettaglio le modalità con cui queste minuscole particelle, che vanno dai 5 millimetri fino a un solo nanometro, entrano nell'organismo umano e interagiscono con esso. L'obiettivo è duplice: quantificare l'esposizione attraverso la dieta (inclusa l'acqua potabile) e valutare i potenziali rischi tossicofisici che finora sono stati documentati solo in contesti di laboratorio.
Verso il 2027: una bussola per la ricerca futura
L’impegno dell'Autorità culminerà in un parere scientifico esaustivo previsto entro il 2027. Questo documento non sarà solo un punto di arrivo, ma una vera e propria guida strategica che permetterà al Parlamento europeo di individuare le priorità di ricerca per colmare le attuali lacune conoscitive. In particolare, l'Efsa sta lavorando attivamente per favorire lo sviluppo di metodi armonizzati per l'individuazione e la caratterizzazione delle particelle, un passo fondamentale per rendere i dati scientifici confrontabili e affidabili a livello internazionale.
Un percorso di trasparenza e ascolto
L'azione dell'Efsa si inserisce in un percorso iniziato anni fa, segnato da tappe fondamentali come la dichiarazione del 2016 sui frutti di mare e il simposio scientifico del 2021 sulla valutazione dei rischi per la salute umana. Recentemente, l'Autorità ha anche dato voce alle preoccupazioni dei consumatori: i dati dell'Eurobarometro 2025 rivelano che il 73% degli europei è consapevole del problema, con una percentuale crescente di cittadini che considera le microplastiche una delle principali minacce alla sicurezza del proprio piatto.
Nicola Miglino
