Un nuovo tassello si aggiunge alla comprensione dei meccanismi che favoriscono lo sviluppo del tumore del colon-retto. Uno studio internazionale coordinato dai ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e dell'Università di Monastir (Tunisia) ha individuato un collegamento tra una specifica variante genetica dell'ospite e la presenza di Fusobacterium nucleatum, un batterio associato alla progressione della malattia. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica Gut Microbes, aprono nuove prospettive per la medicina personalizzata e la prevenzione.
Gli studi che mettono in relazione il consumo di alimenti e rischio di sviluppare patologie sono sempre di grande interesse. Si conferma il caso di una recente revisione sistematica e meta-analisi, pubblicata su Journal of gastrointestinal cancer, che ha esaminato le associazioni tra il consumo di carne di manzo, maiale e agnello e il rischio di cancro al colon-retto, il terzo tumore più comune al mondo.
Il cancro colorettale (Crc) rappresenta una delle neoplasie gastrointestinali più diffuse a livello mondiale e la quarta causa principale di morte legata al cancro. L'incidenza è in aumento, con proiezioni che prevedono 2,5 milioni di nuovi casi entro il 2035. È ampiamente riconosciuto che fattori legati allo stile di vita, inclusa la dieta, giocano un ruolo significativo nella sua origine. Recenti ricerche hanno esaminato il potenziale impatto degli acidi grassi polinsaturi omega-6 (n-6 Pufa) sul rischio di Crc. Tuttavia, i risultati degli studi disponibili sono contrastanti. Per fare chiarezza, è stata condotta una revisione sistematica e meta-analisi dose-risposta su venti studi prospettici, per un totale di 787.490 partecipanti, pubblicata su Nutrition & Diabetes.
Il consumo di flavonoidi (antocianidine e flavanoni in particolare, di cui, rispettivamente, sono ricchi frutta rossa e agrumi), protegge dal rischio di insorgenza di tumore del colon-retto e influenza la composizione del microbiota ematico. Queste le conclusioni di uno studio caso controllo finanziato dalla Fondazione Airc, condotto da un gruppo di ricercatori italiani e pubblicato di recente su Nutrients. A parlarcene, Marta Rossi, ricercatrice presso il dipartimento di Statistica medica, biometria ed epidemiologia “GA Maccacaro”, dell’Università degli studi di Milano e coordinatrice della ricerca.