Negli ultimi anni, il mondo della diabetologia sta assistendo a un cambiamento di paradigma fondamentale nel modo in cui viene concepita e gestita una delle malattie croniche più diffuse al mondo. La Società italiana di diabetologia (Sid) sta seguendo con estrema attenzione il dibattito scientifico internazionale, recentemente rilanciato dalla prestigiosa rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology, che propone di superare ufficialmente il termine "pre-diabete". L'obiettivo è introdurre una classificazione basata su stadi, simile a quanto avviene in altre branche della medicina, per intervenire precocemente e cambiare il futuro dei pazienti.

Gli agonisti del recettore Glp-1 (Glp1-Ra) hanno rivoluzionato la cura del diabete di tipo 2, ma la loro efficacia farmacologica non sempre coincide con una dieta equilibrata. Uno studio pubblicato di recente su Nutrients, condotto presso un centro diabetologico di Torino coinvolgendo 103 adulti affetti da diabete di tipo 2, evidenzia come i pazienti, pur perdendo peso, mantengano abitudini lontane dalla dieta mediterranea, con un consumo eccessivo di grassi e una cronica carenza di fibre. Ne parliamo con Valentina Ponzo, del dipartimento di Scienze mediche dell’Università di Torino, prima firma dello studio.

Più vitamina D, meno complicanze microvascolari in caso di diabete. L’indicazione giunge da uno studio osservazionale pubblicato di recente su Diabetes care, in cui si sottolinea, innanzitutto, come la relazione tra vitamina D e le complicanze microvascolari del diabete sia ancora oggi controversa, alla luce delle evidenze disponibili.

Un consumo abbondante di tè verde e caffè riduce il rischio di mortalità in chi soffre di diabete di tipo 2. Questi i risultati di uno studio osservazionale, prospettico, condotto su una popolazione giapponese e pubblicato su Bmj open diabetes research & care.

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