Il panel di esperti comprendeva Arrigo Cicero, presidente della Società italiana di nutraceutica, Davide Grassi, docente di Medicina Interna all’Università de L’Aquila, Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute, Nadia Cerutti, direttrice SC Nutrizione clinica, Diabetologia e Malattie endocrine, Asst Pavia e Vincenzo Stanghellini, Ordinario di Medicina interna all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna.
La rivoluzione del microbiota
Uno dei temi centrali, sviluppato da Vincenzo Stanghellini, ha riguardato il mondo dei probiotici. Stanghellini ha sottolineato come una disbiosi, ovvero un rapporto sbilanciato tra il microbiota e l'organismo, sia causa di moltissime malattie, non solo gastrointestinali, evidenziando una vera e propria rivoluzione in questo settore della medicina.
“Sebbene in molti casi il solo probiotico non basti a modificare profondamente la malattia, l'efficacia media è comunque significativa”, sottolinea. “I probiotici sono risultati capaci di curare la sindrome dell'intestino irritabile, la colite spastica ed efficaci nel trattamento di pazienti con diarrea, stipsi e malattia diverticolare. Il suggerimento è quello di provare le dosi raccomandate per i tempi stabiliti, monitorando attentamente i risultati”. Stanghellini ha anche chiarito le differenze terminologiche: il probiotico è il microrganismo vivo, il prebiotico è il substrato metabolico che lo nutre e il postbiotico è il prodotto del metabolismo o un microrganismo inattivato (paraprobiotico) ma ancora capace di esercitare un effetto sul sistema immunitario.
Nutraceutici e sindrome metabolica
Nadia Cerutti ha spostato l’attenzione sulla sindrome metabolica, una condizione che affligge circa il 20% della popolazione italiana e che conferisce ai pazienti un elevato rischio cardiovascolare. Cerutti ha affermato che, in questo ambito, “esistono oramai da anni evidenze scientifiche assolutamente serie e comprovate rispetto all’efficacia di alcuni integratori o, meglio, di alcuni nutraceutici che possono essere utilizzati per il trattamento della disglicemia, della dislipidemia e anche dell’ipertensione arteriosa. L'uso di nutraceutici può supportare la terapia farmacologica in modo complementare, aiutando a utilizzare i farmaci a dosaggi più bassi e prevenendo gli effetti collaterali dose-dipendenti, o limitando effetti collaterali come nausea e dolore”.
Secondo Cerutti, questa applicazione richiede un approccio personalizzato, identificando con precisione le caratteristiche del paziente (genetiche, epigenetiche, ambientali, di stile di vita), delineando così un quadro di "nutraceutica e di integrazione di precisione".
Qualità e controlli
Davide Grassi ha evidenziato l’importanza della qualità dei nutraceutici, la cui valutazione deve basarsi sulla robustezza di studi clinici controllati, che definiscono i dosaggi e le titolazioni corrette. “La chiave – sottolinea - è la concentrazione adeguata del componente e la sinergia dei diversi componenti presenti all’interno del nutraceutico”.
Sulla questione sicurezza, Germano Scarpa, ha precisato che gli integratori in Italia sono controllati, ma ha sollevato la necessità di un “cambio di passo” a livello europeo per standardizzare le garanzie. Scarpa ha anche voluto correggere la terminologia, distanziando il settore dall’ambito farmaceutico: “Non chiamerei mai principi attivi gli ingredienti, ma nutrienti, perché il nostro mondo non usa principi attivi, non è assimilabile al mondo farmaceutico, ma è evidentemente un mondo diverso che usa sostanze note, che troviamo nella nostra dieta, che però, somministrate a dosaggi predefiniti, possono avere un importante effetto nel mantenimento dell’omeostasi del nostro metabolismo”.
Il ruolo del professionista
Il consenso tra gli esperti è stato unanime nello sconsigliare l'autogestione. Grassi ha specificato che figure professionali dedicate – medici, biologi nutrizionisti, dietisti e farmacisti – devono essere i riferimenti per indirizzare l’utente verso un utilizzo adeguato e concentrato.
Arrigo Cicero, in qualità di Presidente Sinut, ha sottolineato una volta di più l'importanza degli studi clinici e il principio che i professionisti della salute debbano saper scegliere "sulla base di scienza e coscienza".
In conclusione, a detta degli esperti, gli integratori possono aiutare, ma solo se usati correttamente e per i tempi necessari: l'obiettivo è trovare un equilibrio tra dieta, stile di vita e supplementazione. L'informazione basata sull'evidenza scientifica deve guidare professionista e consumatore nel vasto mercato degli integratori, distinguendo i percorsi utili da quelli destinati a generare soltanto false aspettative.
