La peculiarità del Ginkgo non si limita alla sua storia evolutiva. A livello fitochimico, si distingue per la sintesi di composti esclusivi, come specifici flavonoidi e lattoni terpenici – tra cui ginkgolidi e bilobalidi – che conferiscono al suo fitocomplesso proprietà farmacologiche distintive. Negli ultimi decenni, il Ginkgo è stato oggetto di intensa investigazione clinica e preclinica, in particolare per la sua capacità di agire sul sistema nervoso centrale e sul microcircolo cerebrale.
“La ricerca ha portato allo sviluppo di estratti standardizzati, attentamente formulati per massimizzare la concentrazione di terpeni e flavonoidi, riducendo al contempo la presenza di acidi ginkgolici, noti per il loro potenziale allergizzante”, sottolinea Biagi. “Tali estratti hanno trovato impiego sia in ambito farmaceutico, con l'approvazione dell’Ema per il trattamento sintomatico della demenza vascolare, sia nel settore degli integratori alimentari, laddove in Italia sono autorizzati claim funzionali che ne riconoscono il supporto a memoria, funzioni cognitive e funzionalità del microcircolo”.
Gli avanzamenti scientifici hanno progressivamente svelato i molteplici meccanismi d'azione del fitocomplesso di G. biloba. Oltre alla ben nota protezione dallo stress ossidativo neuronale, alla modulazione della neuroinfiammazione e all'azione antiaggregante piastrinica, oggi si pone crescente attenzione al suo coinvolgimento in percorsi legati alla plasticità sinaptica, al potenziamento cognitivo, alla regolazione dell'apoptosi e alla modulazione dei fattori di crescita.
“A livello clinico, l'estratto standardizzato di Ginkgo biloba ha dimostrato una notevole versatilità, con numerosi studi condotti su popolazioni eterogenee, che spaziano da individui con demenza lieve o moderata a soggetti sani, sia giovani che anziani”, prosegue Biagi. “In questi ultimi, l'assunzione di Ginkgo è stata associata a miglioramenti significativi in parametri cognitivi cruciali, quali la memoria di lavoro e l'attenzione sostenuta”.
Biagi ha sottolineato come il Ginkgo venga spesso accostato a nootropi, adattogeni o vasoprotettori, ma esso rappresenti un unicum fitoterapico, con un profilo farmacologico non sovrapponibile ad altre piante medicinali o molecole di sintesi. Questa specificità ha stimolato un crescente interesse per le combinazioni di Ginkgo con altri estratti vegetali, con l'obiettivo di indirizzare meglio l'attività salutistica. Tuttavia, è fondamentale una gestione consapevole dei potenziali effetti collaterali e delle interazioni farmacologiche.
“Comprendere la natura multidimensionale di G. biloba significa valorizzare appieno un rimedio fitoterapico di antica tradizione, ma ancora oggi al centro della moderna ricerca scientifica, promettendo nuove frontiere per la salute cognitiva e il benessere”, conclude Biagi.
A cura della redazione
