Se in passato la ricerca si è concentrata su singoli nutrienti - come i flavonoidi presenti in frutta e verdura, noti per ridurre il rischio di Mp grazie all'equilibrio ossidativo e alla riduzione della neuroinfiammazione - l'interesse crescente degli ultimi anni riguarda i modelli dietetici complessivi. La Dieta mediterranea, in particolare, è lo stile alimentare più rappresentativo in questo ambito. Nonostante la sua nota efficacia nella prevenzione di malattie croniche come disturbi cardiovascolari e cancro, i risultati sul suo impatto specifico sul Parkinson erano stati finora variabili.
Per chiarire il legame tra Dm e Parkinson, la recente revisione sistematica e metanalisi ha aggregato i dati di 12 studi osservazionali, per un totale di oltre 314.603 partecipanti provenienti da diverse aree geografiche, inclusi Stati Uniti, Paesi europei e asiatici.
I risultati sono stati inequivocabili: una maggiore aderenza alla Dieta mediterranea è risultata significativamente correlata a una riduzione del rischio complessivo di Mp del 25% rispetto alla categoria di aderenza più bassa.
Un elemento di grande interesse della ricerca è l'analisi stratificata per stadio della malattia, in particolare sul fronte della cosiddetta Malattia di Parkinson Prodromica (pMp). Parliamo della fase precoce in cui le alterazioni neurodegenerative sono già iniziate, manifestandosi con sintomi non motori come disturbi del sonno o disfunzione olfattiva, prima che si manifestino i classici sintomi legati al movimento.
Nei quattro studi che si sono concentrati sulla diagnosi della pMp, l'adesione elevata alla Dm ha mostrato un effetto protettivo ancora più marcato: il rischio di pMp si riduceva del 33%, finanche del 37%. Per i pazienti con diagnosi già definita, la riduzione del rischio osservata era comunque significativa, attestandosi intorno al 17%.
La protezione sembra valere a tutte le età, con un'associazione inversa significativa sia per il gruppo sotto i 60 anni che sopra i 60 anni. Inoltre, le donne hanno mostrato i benefici maggiori.
I meccanismi biologici
Quali potrebbe essere le azioni protettive chiamate in causa? Sicuramente la capacità della Dm di contrastare i complessi meccanismi eziologici del Parkinson, che includono neuroinfiammazione, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e alterazioni del microbiota intestinale. La Dm, infatti, è ricca di vitamine e carotenoidi, con forti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Questi composti possono proteggere i neuroni dopaminergici e inibire l'aggregazione della proteina alfa-sinucleina (asyn), che è patogena ne Parkinson. L’abbondanza di polifenoli, per esempio in olive, olio d'oliva, frutti di bosco e vino rosso, esercita, poi, effetti neuroprotettivi. La Dieta mediterranea, inoltre, regola positivamente l'interazione dell'asse intestino-cervello, modificando la composizione del microbiota per promuovere i microbi benefici. Infine, la fibra alimentare produce acidi grassi a catena corta che hanno effetti antinfiammatori e possono ritardare la progressione della malattia.
Sebbene la metanalisi offra un'ampia e robusta copertura di dati, gli Autori sottolineano che la maggior parte degli studi inclusi sono di natura osservazionale. Pertanto, non è possibile stabilire con assoluta certezza un legame di causa-effetto. Si è riscontrata anche una notevole eterogeneità, dovuta in parte alle differenze nei sistemi di punteggio utilizzati per definire l'aderenza alla Dm e all'inclusione o meno di variabili come il consumo di caffeina, anch'esso associato a una riduzione del rischio di Mp.
Nonostante queste limitazioni, le prove sembrano consistenti: un'elevata adesione alla Dm è correlata a un rischio significativamente inferiore di malattia di Parkinson, con benefici sono maggiori quanto prima si inizia a seguire questo regime.
Così concludono gli Autori: “Adottare uno stile alimentare ispirato alla Dieta mediterranea, ricco di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e olio d'oliva, rappresenta una strategia semplice e potente per proteggere la salute del cervello e per la prevenzione della malattia di Parkinson nella pratica clinica. Sono necessari ulteriori studi clinici per comprendere meglio la progressione dalla pMp ad altre malattie neurologiche e per validare ulteriormente questi risultati”.
Nicola Miglino
