Lo studio ha coinvolto 97 pazienti negli Stati Uniti, suddivisi in un gruppo sperimentale di 65 individui e un gruppo di controllo di 3. Il protocollo Fmd prevedeva una restrizione calorica compresa tra le 700 e le 1.100 calorie giornaliere per cinque giorni consecutivi al mese, per tre mesi, utilizzando esclusivamente pasti a base vegetale.
I dati emersi sono statisticamente rilevanti: il 69,2% dei pazienti nel gruppo Fmd ha mostrato una risposta clinica significativa, definita come una riduzione del Cdai di almeno 70 punti, rispetto al 43,8% del gruppo di controllo. Inoltre, il 64,6% dei partecipanti che hanno seguito la dieta ha raggiunto la remissione clinica, contro il 37,5% osservato nel gruppo di controllo.
Analisi dei biomarcatori e risposta biologica
Oltre ai sintomi riferiti, i ricercatori hanno documentato miglioramenti tangibili attraverso campioni biologici. È stata rilevata una riduzione del 22% della calprotectina fecale, biomarcatore chiave dell'infiammazione intestinale, nel gruppo Fmd, mentre nel gruppo di controllo si è registrato un incremento dell'8%. Analisi sui metaboliti plasmatici e sull'espressione genica delle cellule mononucleate del sangue periferico hanno mostrato una diminuzione dei mediatori lipidici pro-infiammatori e dei trascritti effettori del sistema immunitario.
Sidhartha Sinha, autore senior dello studio e professore associato di gastroenterologia e epatologia a Stanford, ha sottolineato come la Fmd possa agire sui meccanismi biologici profondi della malattia, fornendo ai medici dati solidi per supportare raccomandazioni dietetiche finora limitate dalla scarsità di studi su larga scala.
Implicazioni terapeutiche
Sinha: “Sebbene alcuni partecipanti al protocollo Fmd abbiano riportato affaticamento e cefalea, non sono stati registrati effetti collaterali gravi, rendendo questo approccio una potenziale terapia aggiuntiva sicura. La ricerca apre ora nuove strade per comprendere come la dieta possa influenzare il microbioma intestinale, con l'obiettivo finale di personalizzare i trattamenti per i pazienti desiderosi di gestire la propria condizione attraverso l'alimentazione. I nostri risultati supportano ulteriori indagini sulla dieta mima-digiuno come terapia aggiuntiva per le malattie infiammatorie croniche”. (n.m.)
