Usa, aumenta il rifiuto della vitamina K nei neonati. Cresce il rischio di gravi lesioni cerebrali

05 Marzo 2026

Negli Stati Uniti sta emergendo una tendenza preoccupante che mette a rischio la salute dei più piccoli: un numero crescente di genitori sceglie di non somministrare l'iniezione di vitamina K ai propri neonati alla nascita. Sebbene i tassi di rifiuto rimangano complessivamente bassi, al di sotto dell'1% in molti ospedali, i dati recenti mostrano una crescita costante che preoccupa la comunità medica. Una revisione sistematica della ricerca, che sarà presentata al 78° incontro annuale dell'American academy of neurology in programma dal 18 al 22 aprile prossimi, evidenzia come questa scelta esponga i bambini a un rischio significativamente più alto di emorragie cerebrali potenzialmente letali e disabilità a lungo termine.

La vitamina K è un nutriente essenziale fondamentale per la coagulazione del sangue. La somministrazione alla nascita è necessaria perché i neonati nascono con livelli naturalmente molto bassi di questa vitamina. Senza una quantità sufficiente, i neonati possono sviluppare una condizione rara ma gravissima nota come emorragia da deficit di vitamina K, una condizione che può portare a emorragia cerebrale. Le conseguenze possono essere devastanti: secondo i ricercatori, circa il 63% dei bambini colpiti da questa carenza manifesta emorragie cerebrali, il 14% muore e circa il 40% dei sopravvissuti riporta disabilità neurologiche permanenti, come deficit cognitivi, convulsioni o problemi motori.

La ricerca, condotta da Kate Semidey della Florida International University, ha analizzato 25 studi basati su due decenni di dati globali. Sebbene il rifiuto sia ancora considerato raro, i ricercatori hanno riscontrato incrementi significativi in diverse aree degli Stati Uniti. In Minnesota, per esempio, il tasso di rifiuto è passato dallo 0,9% del 2015 all'1,6% nel 2019. In altri stati come California, Connecticut e Iowa, i tassi di rifiuto registrati tra il 2018 e il 2019 oscillavano tra lo 0,2% e l'1,3%. Oltre la metà del personale ospedaliero intervistato ha dichiarato di aver percepito un aumento nel numero di genitori che si oppongono a questo trattamento profilattico. Il dato più allarmante emerso dallo studio è che i neonati che non ricevono l'iniezione di vitamina K hanno una probabilità 81 volte superiore di sviluppare un'emorragia da deficit di vitamina K rispetto a quelli trattati.

Il legame con l'esitazione vaccinale

Gli esperti vedono nel rifiuto della vitamina K un segnale di una più ampia diffidenza verso le cure mediche. Lo studio ha rilevato un forte legame tra questa scelta e il rifiuto di altre misure protettive raccomandate. Negli Stati Uniti, i genitori che rifiutano la vitamina K hanno 90 volte più probabilità di rifiutare sia il vaccino contro l'epatite B sia farmaci oculari destinati a proteggere i neonati da infezioni che possono causare cecità. Questa correlazione è stata osservata anche a livello internazionale: in Canada e Nuova Zelanda, i genitori che si sono opposti alla vitamina K avevano circa 14-15 volte più probabilità di non far vaccinare i propri figli entro i 15 mesi di età. Fattori di rischio associati includono spesso le nascite in casa o l'adesione a filosofie di vita improntate al "naturale". Le ragioni principali fornite dai genitori per il rifiuto includono la preoccupazione per il dolore causato dall'iniezione e il timore per la presenza di conservanti. I ricercatori raccomandano che i professionisti sanitari forniscano consulenza prenatale ai futuri genitori per assicurarsi che comprendano come questo semplice intervento possa ridurre drasticamente il rischio di lesioni cerebrali prevenibili e il loro impatto permanente sulla vita del bambino. Per i neurologi, questo trend segnala un potenziale aumento del carico di disturbi dello sviluppo che potrebbero essere evitati con una corretta informazione e politiche di salvaguardia della salute pubblica.

Nicola Miglino

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