Le ricerche scientifiche degli ultimi anni hanno confermato che la celiachia si associa frequentemente a disfunzioni ormonali a causa di una predisposizione genetica condivisa e di una risposta immunitaria alterata. Questo meccanismo spinge l'organismo ad attaccare non solo i villi intestinali, ma anche ghiandole vitali.
I dati sono eloquenti: le tiroiditi autoimmuni sono fino a 3-4 volte più frequenti nei celiaci, mentre il rischio di insufficienza surrenalica può essere fino a 11 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Il legame con il diabete di tipo 1 è altrettanto solido, con una prevalenza di celiachia che oscilla tra il 3% e il 12%; in pratica, circa un paziente diabetico su dieci scopre di essere anche celiaco. Per queste ragioni, l'Ame raccomanda uno screening incrociato: chi è celiaco dovrebbe monitorare il sistema endocrino e, viceversa, chi soffre di patologie endocrine autoimmuni dovrebbe verificare la presenza di celiachia, spesso silente.
Una diagnosi tardiva non compromette solo l'intestino. La celiachia non trattata può infatti interferire con l'assorbimento dei farmaci e dei nutrienti essenziali, rendendo estremamente complessa la gestione delle patologie endocrine e l'equilibrio metabolico. L'endocrinologo diventa quindi una figura centrale per intercettare questi segnali sfumati e garantire diagnosi precoci.
La rivoluzione diagnostica e il futuro delle cure
Sul fronte della diagnosi, le nuove linee guida europee del 2025 rappresentano un cambio di paradigma per gli adulti sotto i 45 anni. Se i livelli di anticorpi anti-transglutaminasi IgA sono superiori a dieci volte il valore normale, e confermati da un secondo prelievo, è possibile evitare la biopsia duodenale, a patto di non avere sintomi d'allarme e di essere seguiti in centri specializzati.
La ricerca guarda inoltre a nuovi biomarcatori come l'interleuchina-2 (IL-2), che potrebbe identificare la malattia anche in chi ha già iniziato la dieta senza glutine o migliorare la precisione della diagnosi senza biopsia. Sebbene la dieta rimanga l'unico trattamento approvato, si studiano farmaci capaci di modulare la risposta infiammatoria, una speranza concreta per quel 20% di pazienti che continua a manifestare sintomi nonostante l'astensione dal glutine.
L'impegno delle istituzioni
L'Italia si conferma all'avanguardia con la Legge 130/2023, che dopo i test pilota in regioni come Sardegna e Lombardia, estenderà lo screening neonatale combinato per celiachia e diabete su scala nazionale. Parallelamente, misure come la dematerializzazione dei buoni per l'acquisto di prodotti senza glutine e lo stanziamento di un milione di euro per l'informazione scientifica mirano a semplificare la vita quotidiana dei pazienti e a uniformare le cure sul territorio. Investire in questa sinergia tra specialisti e prevenzione significa, come sottolineato dagli esperti, migliorare la qualità della vita e garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Nicola Miglino
