Il trial clinico, condotto presso due centri nei Paesi Bassi, ha coinvolto 180 pazienti sintomatici con un'età media di circa 60 anni. Tutti i partecipanti presentavano già segni di aterosclerosi coronarica cronica, con punteggi di calcificazione coronarica (Cac) compresi tra 50 e 400 AU. I soggetti sono stati suddivisi casualmente per ricevere una dose giornaliera di 360 μg di MK-7 o un placebo per un periodo di due anni.
La scelta dell'MK-7 non è stata casuale: questa forma di vitamina K2 è nota per la sua elevata biodisponibilità e un'emivita relativamente lunga, caratteristiche che la rendono un inibitore potenzialmente potente della calcificazione vascolare. Durante lo studio, i livelli plasmatici di MK-7 nel gruppo di trattamento sono aumentati significativamente, confermando l'efficacia dell'assorbimento del supplemento.
I risultati
I dati emersi dal trial hanno mostrato un rallentamento piccolo ma statisticamente significativo nella progressione della calcificazione coronarica. Nello specifico, il punteggio Cac nel gruppo placebo è passato da 145 AU a 214 AU dopo due anni. Al contrario, nel gruppo che assumeva MK-7, il punteggio è aumentato in modo più contenuto, passando da 135 AU a 184 AU.
Risultati analoghi sono stati osservati per la massa del calcio: nel gruppo MK-7, la massa è passata da 25 mg a 32 mg in due anni, mentre nel gruppo placebo l'aumento è stato maggiore, arrivando a 38 mg.
Meccanismi d'azione e limiti
Un aspetto cruciale emerso dall'analisi è che il beneficio dell'MK-7 sembra essere limitato alle placche precoci o moderatamente sviluppate, ovvero non ancora calcificate. L'integrazione non ha mostrato effetti sulla progressione della calcificazione in placche avanzate, né sulla formazione di nuove placche o sul grado di stenosi dei vasi.
Nonostante i risultati promettenti e l'assenza di effetti avversi significativi legati all'integrazione, la comunità scientifica invita alla cautela. La rilevanza clinica di questi risultati deve ancora essere dimostrata attraverso studi sui risultati a lungo termine, che possano confermare se il rallentamento della calcificazione si traduca effettivamente in una riduzione di eventi cardiovascolari acuti, come gli infarti. Per ora, l'MK-7 si profila come un promettente strumento complementare, ma sono necessari ulteriori trial clinici su larga scala per definirne il ruolo definitivo nella prevenzione cardiaca.
