Neuromotricità e nutrizione: gli aminoacidi giocano un ruolo nella riabilitazione

26 Giugno 2026

La riabilitazione neuromotoria non può più essere considerata esclusivamente una questione di neuroplasticità. A ribadirlo è stata Silvia Giovannini, direttore della Uosd Riabilitazione multidimensionale e Tecnologie integrate della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs e docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuta al recente congresso nazionale Sinut di Bologna con una relazione dedicata al ruolo degli amminoacidi nel recupero funzionale dei pazienti neurologici.

Nel suo intervento, Giovannini ha illustrato come le più recenti evidenze scientifiche abbiano progressivamente ampliato la visione della neuroriabilitazione, riconoscendo al sistema muscolo-scheletrico un ruolo determinante e indipendente nel condizionare gli esiti del percorso riabilitativo.

“La perdita di massa e forza muscolare non è soltanto una conseguenza delle patologie neurologiche, ma rappresenta un vero e proprio fattore prognostico che influenza il recupero funzionale, la partecipazione ai programmi riabilitativi e la qualità di vita dei pazienti”, ha spiegato la specialista.

Particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno della cosiddetta sarcopenia neurologica, una condizione sempre più riconosciuta nei soggetti colpiti da ictus e da altre patologie del sistema nervoso centrale. La riduzione della massa muscolare e della forza compromette infatti la capacità di svolgere attività quotidiane e può ostacolare l'efficacia stessa degli interventi riabilitativi.

Uno dei temi più innovativi affrontati durante la relazione è stato quello del muscle-brain crosstalk, il dialogo biologico tra muscolo e cervello. Oggi il muscolo viene considerato a tutti gli effetti un organo endocrino, capace di produrre molecole biologicamente attive in grado di influenzare il funzionamento del sistema nervoso.

“Il muscolo non è soltanto un effettore del movimento. Attraverso la produzione di miochine e altri mediatori biologici, contribuisce ai processi di neuroplasticità, modula l'infiammazione e partecipa al mantenimento dell'omeostasi metabolica”, ha sottolineato Giovannini.

In questo scenario, gli aminoacidi assumono un significato che va oltre il semplice supporto nutrizionale. Secondo quanto illustrato dalla relatrice, queste molecole possono agire come veri modulatori biologici, capaci di amplificare gli effetti dell'esercizio terapeutico.

Tra i composti maggiormente studiati emerge la leucina, nota per la sua capacità di attivare la via metabolica mTOR e stimolare la sintesi proteica muscolare. Accanto ad essa, gli aminoacidi essenziali e il β-idrossi β-metilbutirrato (HMB) stanno mostrando risultati promettenti nel contrastare la perdita di massa magra e nel preservare forza e funzionalità, soprattutto nei soggetti anziani e fragili.

“Le evidenze disponibili indicano che l'associazione tra esercizio terapeutico e supporto nutrizionale mirato può favorire adattamenti funzionali più efficaci rispetto all'intervento riabilitativo da solo”, ha evidenziato la docente.

L'obiettivo, secondo Giovannini, è arrivare a una medicina riabilitativa sempre più personalizzata, nella quale attività fisica, stimolazione cognitiva, nutrizione clinica e nutraceutica siano integrate all'interno di un unico progetto terapeutico.

Pur riconoscendo la necessità di ulteriori studi per definire protocolli standardizzati e individuare i pazienti maggiormente responsivi, la relatrice ha indicato nella modulazione del metabolismo muscolare una delle frontiere più promettenti della neuroriabilitazione moderna.

“Leucina, amminoacidi essenziali e HMB non devono essere considerati un'alternativa all'esercizio fisico, ma strumenti complementari che possono sostenere il recupero funzionale e contrastare la sarcopenia. La sfida futura sarà integrare queste strategie all'interno di percorsi riabilitativi sempre più personalizzati”, ha concluso.

Nicola Miglino

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