Molte sono le revisioni narrative e gli studi clinici sui potenziali effetti dell'integrazione di acidi grassi nella la profilassi dell'emicrania, ma i risultati sono contrastanti. A far luce sull’argomento, una revisione sistematica e una metanalisi appena pubblicata, che ha incluso 407 partecipanti con emicrania cronica. Gli interventi variavano, comprendendo l'integrazione di Omega-3 con o senza restrizione di Omega-6, della durata da 8 a 16 settimane. Le conclusioni fornivano prove moderate che l'integrazione di acidi grassi, in particolare omega-3, migliori gli esiti clinici dell'emicrania.
La carenza di B2 e magnesio è legata alla neuroinfiammazione e all'emicrania. Studi clinici hanno dimostrato che alte dosi di riboflavina (400 mg/die) possono ridurre la frequenza, la durata e la gravità degli attacchi, con effetti simili a farmaci profilattici come il propranololo e il valproato di sodio. L'integrazione orale di magnesio ha mostrato potenziali benefici nella riduzione della frequenza e della gravità degli attacchi in alcuni studi, ma i dati sono troppo eterogenei per arrivare a conclusioni.
La caffeina riveste un ruolo ambiguo nell'emicrania, agendo sia come potenziale fattore scatenante che come opzione terapeutica. Studi sulla prevalenza della caffeina come trigger emicranico mostrano risultati variabili, con una percentuale di pazienti che la riportano come oscillante tra il 2% e il 30%. L'interruzione dell’uso di caffeina sembra essere un fattore scatenante più frequente, con percentuali riportate tra il 10% e il 30% in alcuni studi, evidenziando più l’astinenza da caffeina che il suo consumo come fattore scatenante. È cruciale considerare che l'assunzione di caffeina prima di un attacco potrebbe essere una conseguenza di sintomi premonitori come astenia e sonnolenza, piuttosto che un vero trigger. Confermato invece dagli ultimi lavori che l'uso eccessivo di caffeina resta un noto fattore di rischio per la cronicizzazione dell'emicrania. Di contro, la caffeina si è dimostrata sicura ed efficace nel trattamento acuto dell'emicrania, specialmente in combinazione con analgesici come paracetamolo, aspirina o ibuprofene: la combinazione con caffeina (solitamente 65-130 mg) potenzia l'effetto analgesico e può ridurre la quantità di farmaco necessaria. I meccanismi d'azione terapeutici proposti includono l'antagonismo dei recettori dell'adenosina, la vasocostrizione cerebrale (sebbene il suo ruolo sia dibattuto), l'aumento della motilità gastrica che favorisce l'assorbimento dei farmaci e la potenziale inibizione della produzione di ossido nitrico. Studi hanno dimostrato un'efficacia comparabile tra la combinazione paracetamolo/caffeina (1000 mg/130 mg) e il sumatriptan (50 mg) nel trattamento acuto.
Emergenti gli studi sulla probiotico-terapia. La disbiosi intestinale è stata infatti ben correlata all'emicrania, data la concomitante presenza di disturbi gastrointestinali. Alcuni studi suggeriscono che l'assunzione di probiotici potrebbe avere effetti benefici sulle caratteristiche dell'emicrania, ma i risultati sono variabili e dipendenti dal tipo di emicrania e dalla composizione del microbiota intestinale. Stesso razionale sull’impiego dello zenzero, noto più per la sua azione anti dispeptica e anti nausea: sembra essere efficace nel trattamento degli attacchi di emicrania, potenzialmente agendo sul rilascio di neuropeptidi infiammatori.
Silvia Ambrogio
Bibliografia
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