P.ssa Gallè, quali sono stati razionale e obiettivo dello studio?
Negli ultimi decenni, data la sempre più urgente necessità di rivolgersi a produzioni alimentari sostenibili per ridurre il consumo delle risorse sul nostro pianeta, nuove tecnologie e alimenti prima poco diffusi su scala globale hanno cominciato a essere proposti come possibili alternative a cibi e metodi tradizionali. In tale prospettiva, il nostro studio è stato realizzato al fine di valutare quale sia in questo momento la propensione dei giovani adulti italiani nei confronti di alcune tipologie di questi “nuovi” alimenti.
Quali sono i novel food sostenibili presi in esame e perché sono considerati importanti?
Abbiamo focalizzato la nostra attenzione su tre categorie di alimenti ancora poco conosciute e studiate nel nostro territorio: gli insetti, la carne sintetica e i prodotti vegetali ottenuti da colture fuori suolo. I primi, seppure già presenti e abbastanza diffusi nella dieta di alcune popolazioni di Asia, Africa e America del Sud, stanno facendo gradualmente il loro ingresso nell’alimentazione di altri Paesi, sostenuti da motivazioni legate al loro basso impatto ambientale rispetto alle tradizionali fonti di proteine, ma al tempo stesso ostacolati da una diffusa avversione nei loro confronti. La carne “sintetica” viene così definita perché ottenuta dalla crescita in condizioni controllate di laboratorio di cellule estratte da animali, evitando in tal modo il dispendio di risorse correlato al mantenimento degli allevamenti. Le colture fuori suolo invece si basano su tecnologie che consentono la crescita delle piante in ambienti controllati ponendo le radici in acqua o in altri substrati nutritivi, riducendo così il consumo di vaste aree agricole.
Qual era la familiarità degli studenti universitari italiani con questi nuovi alimenti prima dello studio?
La maggior parte ha dichiarato di aver sentito parlare di insetti commestibili e di carne coltivata in laboratorio, 91 e 85% rispettivamente, mentre solo il 33% del campione era a conoscenza delle colture fuori suolo, nonostante queste vengano già praticate in Italia.
Qual è stata la percezione riguardo alla sostenibilità di questi nuovi alimenti rispetto alle alternative convenzionali?
Il campione si è dichiarato per lo più incerto rispetto alla sostenibilità di tutti e tre gli alimenti proposti. Questo suggerisce la necessità di incrementare l’informazione in riferimento a tali produzioni alimentari.
Quanto erano disposti gli studenti a provare e a consumare regolarmente questi nuovi alimenti?
Più della metà dei partecipanti ha dichiarato di non essere disposta a provare insetti, mentre la maggior parte del campione era propensa ad assaggiare carne sintetica e vegetali da colture fuori suolo. Tuttavia, alla domanda “Saresti disposto a consumare questo alimento regolarmente?”, la principale risposta è stata “no” per tutte e tre le categorie, 92, 81 e 74% rispettivamente.
Qual era la disponibilità degli studenti a pagare per questi nuovi alimenti rispetto ai prodotti convenzionali?
In generale, abbiamo osservato una disponibilità a pagare i prodotti proposti a un prezzo inferiore rispetto ai tradizionali nella maggior parte del campione, anche se per i prodotti da colture fuori suolo una consistente proporzione del campione ha dichiarato che pagherebbe lo stesso prezzo.
Quali fattori socio-demografici e abitudini sono risultati associati alla maggiore propensione al consumo di questi nuovi alimenti?
Per quanto riguarda il consumo regolare di insetti, il genere maschile, la nazionalità estera, l’area geografica in cui si studia e l’adozione di un regime alimentare che segue il modello della dieta mediterranea sono risultati associati con una maggiore propensione; il genere maschile e un più elevato livello di istruzione paterna sono risultati associati con una maggiore propensione al consumo di carne “sintetica”; l’età, il livello di istruzione dei genitori e l’area geografica sembrano invece avere un ruolo nel favorire la propensione al consumo regolare di prodotti da colture fuori suolo. Inoltre, l’aver sentito parlare prima dello studio di carne coltivata e colture fuori suolo è risultato associato con la propensione al consumo regolare di questi alimenti.
Qual è l'importanza della percezione di sostenibilità nel determinare la propensione al consumo di questi nuovi alimenti?
Un ulteriore risultato emerso dalla nostra analisi è che il giudizio sulla sostenibilità degli alimenti proposti sembra influire molto sulla propensione al consumo regolare di tutte e tre le categorie di alimenti studiate. Chi li giudica più sostenibili infatti ha una probabilità di circa 8 volte, 29 volte e 17 volte maggiore di essere disposto a introdurre nella propria alimentazione rispettivamente insetti, carne “sintetica” e vegetali da colture fuori suolo rispetto a chi li giudica meno sostenibili rispetto ai prodotti tradizionali.
Quali conclusioni si possono trarre dallo studio e quali implicazioni pratiche ne derivano?
I risultati del nostro studio mostrano come a una diffusa consapevolezza della disponibilità di insetti e carne coltivata come possibili alimenti non corrisponda una elevata propensione al consumo degli stessi; al contrario, nei confronti dei prodotti da colture fuori suolo è stata rilevata una conoscenza meno diffusa e una maggiore disponibilità a provarli, ma non a inserirli stabilmente nella propria dieta.
Inoltre, l’incertezza dichiarata dai partecipanti in merito alla sostenibilità di questi prodotti e l’evidenza del ruolo che il giudizio sulla loro sostenibilità ha sulla propensione al consumo, sottolineano l’importanza della diffusione di corrette informazioni sull’impatto delle produzioni alimentari e su possibili alternative sostenibili agli alimenti tradizionali, al fine di aumentare la consapevolezza dei giovani consumatori su questi temi.
Nicola Miglino
