D.ssa Favero, che cos'è il dolore neuropatico e in che modo si differenzia da altri tipi di dolore?
I principali tipi di dolore di cui è affetto anche l’uomo sono classificati in dolore nocicettivo e dolore neuropatico. Quello nocicettivo è un sistema di difesa degli esseri viventi e si verifica in seguito alla stimolazione dei nocicettori a livello cutaneo, osteomuscolare e viscerale; mentre il dolore neuropatico si verifica in seguito a una lesione nervosa a livello sensitivo. L'Associazione internazionale per lo studio del dolore, IASP, definisce il dolore neuropatico come “dolore conseguente a una lesione primaria o una patologia che colpisce il sistema nervoso somatosensitivo” sia a livello centrale sia a livello periferico. È importante sottolineare che il dolore neuropatico è causato da una serie di malattie e lesioni diverse che possono manifestarsi con sintomi differenti e spesso collegati a segnali abnormi/alterati lungo le vie periferiche o centrali, oppure può essere correlato a iperattività dei neuroni centrali, correlata sia a un eccesso di segnali dalla periferia, sia a un processo di degenerazione a carico dei neuroni sensitivi periferici.
Quali sono i principali fattori che contribuiscono allo sviluppo e al mantenimento del dolore neuropatico?
Sono numerose. Alcuni esempi: la lesione meccanica del nervo, come nel caso della sindrome del tunnel carpale; la malattia metabolica, vedi diabete, quella virale, vedi herpes zoster, la malattia da deficienza immunitaria, come nel caso dell’Aids, la neurotossicità dovuta ai chemioterapici, la neuroinfiammazione e lo stress ossidativo in caso di sclerosi multipla o fibromialgia, l’ischemia nervosa. Infine, le disfunzioni associate ai neurotrasmettitori, come la sindrome dolorosa regionale complessa spesso accompagnata da un dolore persistente e associato ad alterazioni cutanee, vasomotorie, sudoromotorie e motorie.
Quali sono le differenze di sesso e genere nella percezione e gestione del dolore neuropatico?
In primis è necessario definire entrambi i termini: con il termine “genere” si fa riferimento ai vari fattori sociali, culturali e comportamentali che influenzano ciascun individuo e la sua salute; mentre con il termine “sesso” si fa riferimento all’assetto cromosomico. Quando si parla di differenze di genere si considerano entrambi i termini e quindi l’influenza genetica e/o ormonale unita all’influenza dei fattori psicosociali. Diversi studi hanno dimostrato importanti differenze di genere sulla percezione del dolore e una possibile spiegazione è la preferenza di un approccio emotion-focused da parte dei maschi rispetto a un approccio symptom-focused adottato dalle femmine. Inoltre, sembra che la differenza tra uomini e donne nella percezione del dolore dipenda da una differente distribuzione delle aree sensomotorie telencefaliche e da un processo differente di inibizione del dolore. È importante sottolineare che le differenze di genere si riscontrano prevalentemente se il dolore persiste per molti mesi. Tali osservazioni necessitano di maggiori approfondimenti per comprendere come le differenze di genere influenzino significativamente la prevalenza, la manifestazione clinica e la risposta al trattamento.
In che modo la dieta e l'alimentazione possono influenzare il dolore neuropatico?
Diversi studi hanno dimostrato come l’assunzione di frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti, migliori la funzione del sistema immunitario e contrasti infiammazione e stress ossidativo, processi patogenetici preponderanti nel dolore neuropatico. Infatti, la relazione tra nutrizione e dolore neuropatico ha ottenuto un'attenzione significativa negli ultimi anni, evidenziando come la dieta possa essere considerata un potenziale intervento simil-terapeutico. Vari elementi dietetici hanno dimostrato di essere efficaci nell'alleviare i sintomi del dolore neuropatico; tuttavia, sono necessari ulteriori studi clinici e preclinici che approfondiscano al meglio gli effetti sul dolore neuropatico di composti bioattivi comunemente consumati nella dieta.
P.ssa Rezzani, qual è il ruolo della melatonina nel dolore neuropatico?
Vari studi preclinici hanno dimostrato che la melatonina può avere un importante effetto analgesico e che quindi può essere considerata efficace e sicura nella gestione del dolore neuropatico, ma nell'uomo l'effetto analgesico di tale indolamina sul dolore neuropatico è ancora oggetto di studio. Per quanto ne sappiamo, a oggi, la melatonina è stata testata in clinical trials che hanno coinvolto pazienti affetti da fibromialgia, sindrome dell'intestino irritabile ed emicrania. Tali studi hanno evidenziato un potenziale effetto benefico della melatonina e non hanno rilevato effetti collaterali. La melatonina potrebbe quindi rappresentare un interessante approccio in aggiunta ai trattamenti farmacologici “classici”.
La melatonina è stata studiata nell’uomo per il trattamento del dolore neuropatico?
Sebbene vari studi preclinici abbiano dimostrato l'efficacia della melatonina nell'alleviare o almeno rallentare il dolore neuropatico e non solo, rimangono aperte diverse domande relative al suo meccanismo d'azione. A tal proposito, l’inclusione di alimenti ricchi di melatonina nella dieta quotidiana dei pazienti neuropatici sembra aiuti la gestione di tale patologia e quindi migliori la qualità di vita del paziente. Tuttavia, per procedere all’applicazione clinica di routine è necessario approfondire il meccanismo d’azione della melatonina nonché valutare la sua efficacia a lungo termine per lo sviluppo di protocolli di trattamento standardizzati. È inoltre importante ricordare che il metodo di somministrazione e il dosaggio della melatonina sono fattori cruciali che determinano l'efficacia del trattamento stesso. Infatti, nella maggior parte degli studi preclinici, il dosaggio di melatonina utilizzato è migliaia di volte superiore alla concentrazione fisiologica di tale indolamina e, inoltre, la melatonina può esercitare il suo effetto attraverso diverse vie anche a seconda del dosaggio.
Dove si può trovare la melatonina negli alimenti?
La melatonina è presente in diversi alimenti a concentrazioni differenti. La più alta concentrazione si trova nella frutta e nella verdura. In particolare, uva, ciliegie, fragole, noci e riso sono gli alimenti più studiati in termini di contenuto di melatonina. È importante sottolineare che la concentrazione di melatonina nelle fonti alimentari può variare a causa di differenti metodi di determinazione, della varietà della fonte alimentare, dell’influenza ambientale e delle condizioni di raccolta. La maggior parte degli alimenti e delle bevande consumati dall'uomo contiene melatonina e la loro assunzione aumenta i livelli di melatonina circolante e lo stato antiossidante sierico totale; pertanto, il consumo di tali fonti alimentari può essere estremamente vantaggioso per aiutare a massimizzare gli effetti salutari delle piante medicinali e di una dieta sana. Tuttavia, l'attuale mancanza di conoscenze specifiche sulla biodisponibilità orale della melatonina ricavata dalla dieta e sul meccanismo d’azione della fitomelatonina indica chiaramente la necessità di studi clinici approfonditi.
Quando e come può essere utile una supplementazione?
Le neuroscienze nutrizionali suggeriscono che un approccio personalizzato che combini nutrizione, dieta, esercizio fisico e altre terapie potrebbe migliorare la gestione clinica anche del dolore neuropatico. Dato il ruolo significativo della melatonina sulla salute dell’uomo, sottolineiamo il potenziale beneficio dell'aumento dell'apporto dietetico di questa indolamina, insieme ad altre sostanze antiossidanti e antinfiammatorie, come approccio complementare alle terapie farmacologiche nel modulare e ridurre il dolore neuropatico. Tuttavia, una maggiore comprensione della neuronutrizione potrebbe aiutare alla progettazione di terapie mirate e sempre più efficaci.
Nicola Miglino
