La dieta ottimale per le persone in terapia con i nuovi farmaci anti-obesità

29 Maggio 2026

Le principali società europee dedicate all’obesità e alla nutrizione hanno redatto un nuovo documento di consenso, sull’uso dei farmaci anti-obesità basati sulle incretine settimanali attualmente disponibili (tirzepatide e semaglutide). Il documento, presentato all’ European congress on obesity 2026 di Istanbul (Eco2026), è stato coordinato da Laurence Dobbie insieme a un gruppo internazionale di 26 esperti afferenti a società scientifiche e associazioni pazienti di settore (Easo-European association for the study of obesity, Efad- European federation of the associations of dietitians e Ecpo-European coalition for people living with obesity).

Secondo gli autori, questi farmaci sono rivoluzionari nella gestione dell’obesità, ma possono comportare rischi nutrizionali, funzionali e psicologici, che richiedono un approccio multidisciplinare. Il paziente, insomma non va lasciato da solo con la prescrizione del farmaco; intorno a questa va costruito un percorso ben articolato, coinvolgente diversi specialisti. Assolutamente centrale è la prescrizione dietetica, che va adattata e costruita intorno alla terapia con i farmaci.

La consensus sottolinea che la terapia nutrizionale personalizzata, prescritta da dietologi/dietisti qualificati, deve sempre accompagnare l’uso dei farmaci. Gli specialisti hanno il compito di garantire un corretto apporto di proteine, vitamine e minerali con la dieta, ma anche di aiutare i pazienti a ridurre gli effetti collaterali gastro-intestinali attraverso una prescrizione dietologica ad hoc, che deve andare di pari passo con l’aumento graduale del dosaggio dei farmaci.

Così commenta ai nostri microfoni Esmeralda Capristo, professore associato di Scienza dell’Alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uos di Medicina della grande obesità di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs: “L’efficacia di questi farmaci è condizionata alla loro somministrazione all’interno di una strategia terapeutica integrata, per far sì che il risultato sia valido e duraturo. All’interno di questa strategia la prescrizione dieto-terapica è fondamentale e va personalizzata sul singolo paziente. In particolare, i soggetti che assumono incretine devono fare pasti piccoli, seguire e assecondare il segnale di sazietà e la riduzione del desiderio per gli alimenti indotti da questi farmaci. Devono ridurre al minimo gli alimenti ricchi in zuccheri semplici che possono anche scatenare disturbi gastro-intestinali correlati all’assunzione di questi farmaci e aumentare leggermente l’apporto di proteine, intorno a 1,2-1,5 grammi per Kg di peso corporeo, sempre in relazione alla funzionalità renale del singolo paziente, e di fibre. Il paziente deve inoltre essere ben idratato, perché spesso questi farmaci si associano a disidratazione. Noi consigliamo di bere acqua non frizzante a piccoli sorsi, non tanto duranti i pasti, ma durante tutto l’arco della giornata. L’altra attenzione alimentare è l’astensione dalle bevande alcoliche perché si è visto che l’alcol, soprattutto se assunto a digiuno, può essere responsabile di fastidi gastro-intestinali molto intensi come gastrite, pirosi retrosternale, vomito. Nella strategia integrata, insieme alla dieto-terapia, va inserito un programma di attività fisica, commisurato alle possibilità del paziente, ma che includa anche esercizi di resistenza con pesi, bande elastiche anche a casa o macchinari in palestra. Questa duplice strategia, ovvero dieta leggermente iperproteica ed esercizio fisico di resistenza, aiuta a preservare la massa magra, che può ridursi in ogni programma di calo ponderale e che è invece fondamentale per il metabolismo energetico e il consumo calorico, anche a riposo, del nostro paziente”.

Gli esperti della Consensus sottolineano inoltre che, sebbene questi trattamenti e la conseguente perdita di peso siano spesso associati a un miglioramento del benessere psicologico delle persone, la rapida perdita di peso può riattivare fragilità emotive pre-esistenti. Per questo viene raccomandato uno screening psicologico prima dell’inizio della terapia, compresa la valutazione di eventuali disturbi legati all’uso di alcol.

Rischio perdita di massa muscolare

Uno degli aspetti più rilevanti della Consensus riguarda la composizione del peso perso. Secondo gli studi analizzati, tra il 24% e il 30% del dimagrimento ottenuto con questi farmaci riguarda massa magra, soprattutto i muscoli. Gli esperti suggeriscono quindi di monitorare non solo il Bmi, ma anche circonferenza vita, forza muscolare e composizione corporea, soprattutto nelle persone più avanti con gli anni, le più vulnerabili alla sarcopenia. L’obiettivo indicato è mantenere un rapporto di circa 3 a 1 tra perdita di grasso e perdita di massa magra: ovvero perdere almeno 3 kg di grasso per ogni 4 kg complessivi di calo ponderale.

Gli autori del documento segnalano anche che gli studi clinici disponibili sono ancora incompleti: meno del 20% dei trial ha valutato alimentazione e biomarcatori nutrizionali, mentre meno del 5% ha analizzato effetti su ossa, micronutrienti o funzionalità fisica. Tra le priorità future figurano studi sugli effetti psicologici a lungo termine, definizione di strategie ottimali per preservare muscoli e ossa, quale sia l’apporto proteico ideale e individuazione di strumenti per prevenire malnutrizione e carenze nutrizionali durante il trattamento.

 

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