Il ricorso a un approccio nutraceutico nella gestione delle dislipidemie va affermandosi sempre più nella pratica clinica quotidiana. Il successo del risultato, però, non dipende solo dal principio attivo e dal dosaggio, ma anche dalla corretta formulazione del prodotto. Ecco allora che un gruppo di esperti della Società italiana formulatori in nutraceutica (Sifnut) ha preso in esame, su Nutrients, i dati oggi disponibili su alcuni dei nutraceutici più ampiamente diffusi in prevenzione cardiovascolare, evidenziandone la biodisponibilità e le strategie formulative più adatte. Ne parliamo con Alessandro Colletti, dipartimento di Scienza e Tecnologia del farmaco, Università degli Studi di Torino.

I nutraceutici possono rappresentare una valida strategia nella prevenzione e/o cogestione dell’osteoartrosi (Oa) in associazione o meno alle terapie convenzionali, così come ribadito nel corso del XII congresso nazionale Sinut (Società italiana di nutraceutica) conclusosi nei giorni scorsi a Bologna.

Si terrà il prossimo 23 settembre a Milano, presso l’aula magna del dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università statale, il Simposio nazionale della Società italiana formulatori in nutraceutica (Sifnut).

Lo studio, realizzato e condotto da Fabiana Quaglia del dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Napoli Federico II, ha dapprima messo in evidenza le anomalie nella disaggregazione di compresse “sedicenti” gastro-resistenti, evidenziandone un profilo di disaggregazione in qualche caso nullo, mentre nella seconda parte ha analizzato diversi integratori contenenti monacolina K sotto forma di Riso rosso fermentato (Ryr) sia dal punto di vista del loro reale contenuto proprio in monacolina K che del loro tempo di disaggregazione.

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