Qualità complessiva dell’alimentazione, composizione corporea, mantenimento della massa muscolare e funzione cognitiva sono alcuni dei fattori da considerare nella prevenzione dell’invecchiamento. In una revisione pubblicata su Nutrients, Daniela Martini, docente di Nutrizione umana all’Università degli Studi di Milano, e Francesco Landi, professore ordinario di Medicina interna e Geriatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, entrambi membri del Comitato Scientifico di Fondazione Istituto Danone, analizzano le evidenze sul ruolo della nutrizione nella longevità in salute. Dalla dieta mediterranea alle prospettive della ricerca sul microbiota intestinale, gli autori approfondiscono gli indicatori precoci su cui intervenire e l’importanza di una prevenzione che accompagni l’intero arco della vita.
Che cosa succede quando non è soltanto ciò che mangiamo a essere “ultraprocessato”, ma anche il modo in cui viviamo? È da questa domanda che parte Solo se ti nutre davvero, il nuovo libro di Franco Berrino e Daniel Lumera (Mondadori; 368 pp.; 21 euro), che introduce il concetto di “junk life”: un'esistenza caratterizzata da eccesso di stimoli, connessione digitale continua, poco sonno, sedentarietà e consumo compulsivo di informazioni e relazioni.
Ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati e praticare regolarmente attività fisica da moderata a vigorosa potrebbe contribuire a ridurre significativamente il rischio di sviluppare il diabete tipo 2 anche nelle persone con una forte predisposizione genetica alla malattia. È quanto emerge da una nuova analisi dello UK Biobank, presentata al recente congresso Easd (European association for the study of diabetes) di Milano.
Gli alimenti ultra-processati sono sempre più presenti sulle tavole degli italiani, ma il loro consumo abituale potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla salute dell'apparato digerente. È il messaggio lanciato dalla Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), che nei giorni scorsi ha presentato alla Camera dei Deputati una revisione delle più recenti evidenze scientifiche sul tema. Il lavoro confluirà entro la fine dell'anno in un position paper della società scientifica.