La soia non è soltanto una fonte di proteine vegetali. È una matrice alimentare complessa, nella quale fibre, grassi insaturi, fitosteroli, saponine e soprattutto isoflavoni contribuiscono a un profilo nutrizionale che da decenni interessa la ricerca. Una nuova review pubblicata su Legume Science ripercorre le conoscenze accumulate sui principali isoflavoni della soia, con particolare attenzione a genisteina, daidzeina e gliciteina.
Una recente analisi pubblicata sulla rivista open access Bmj Nutrition Prevention & Health evidenzia come un maggiore consumo di legumi e soia sia strettamente legato a una riduzione del rischio di sviluppare ipertensione.
La soia è nuovamente al centro di un dibattito sulla sicurezza alimentare, in seguito a un parere ufficiale espresso il 24 marzo scorso dall'Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare, l'ambiente e il lavoro (Anses). L'agenzia ha sconsigliato vivamente di servire alimenti a base di soia nella ristorazione collettiva, come mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, indipendentemente dall'età dei consumatori. Il motivo principale è il rischio di un'eccessiva esposizione agli isoflavoni, composti naturalmente presenti nella soia, noti per la loro attività ormonale estrogenica.
L’effetto ipocolesterolemizzante delle proteine della soia è ben documentato, ma altri componenti sembrano conferire significativi benefici alla salute cardiovascolare, nonostante abbiano ricevuto meno attenzione nel corso degli anni. Gli attuali risultati epidemiologici mostrano un’associazione inversa tra il consumo di alimenti/prodotti integrali a base di soia e il rischio di malattie cardiovascolari: un aumento del consumo di soia (fino a 101 g/giorno) è associato a una minore mortalità per malattie cardiovascolari, anche se sembra che i diversi alimenti a base di soia possano variare in termini di efficacia biologica ed effetti protettivi.