Si chiamava Martina, aveva 9 anni e abitava a Roma nel quartiere Torre Maura: è deceduta giovedì scorso 6 dicembre per uno shock anafilattico, dopo aver mangiato un piatto di gnocchi. I contorni di questa tragedia non sono completamente chiariti: molti ne hanno parlato, ma a volte anche in termini fuorvianti, accostando allergia, celiachia, intolleranza. Con il risultato di alimentare confusione e paure, specialmente in chi è celiaco o ha figli celiaci.

La patogenesi della NAFLD, o steatosi epatica non alcolica, è complessa e multifattoriale. Abitudini alimentari con consumo eccessivo di cibi lavorati e di bevande zuccherate, associate a fattori ambientali e genetici possono portare a insulino resistenza, obesità e cambiamenti nel microbiota intestinale.

Il termine “steatotic liver disease” (SLD) identifica una condizione caratterizzata da eccessivo accumulo di lipidi nel fegato. Esso comprende la condizione che prendeva il nome di NAFLD (non-alcoholic fatty liver disease), attualmente definita MASLD (metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease). La SLD include anche la ALD (alcohol-related liver disease). La SLD interessa circa il 30% della popolazione globale ed è favorita prevalentemente dall’obesità, dal diabete tipo 2 e dall’alcol. Soltanto una piccola percentuale dei pazienti affetti da SLD progredisce sino alla cirrosi, sebbene la SLD rimanga la principale causa di cirrosi sia in Europa sia negli USA. L’infiammazione epatica favorisce la presenza e la progressione della fibrosi epatica, che rappresenta un fattore predittivo della mortalità per malattia epatica.

La dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, legumi, cereali e olio d'oliva, moderata nel consumo di proteine animali e alcool, gioca un ruolo protettivo della funzione renale, sia in ottica preventiva sia come supporto ai pazienti nefropatici. È da questa premessa, supportata da numerose evidenze scientifiche, che riparte la sensibilizzazione della Società italiana di nefrologia (Sin) ad assumere uno stile di vita sano quale supporto alla prevenzione e nella gestione di progressione del danno renale.

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