Disturbi alimentari: nei primi sei mesi di pandemia casi aumentati del 40%

16 Marzo 2022

Durante la pandemia, le persone che soffrivano di un disturbo alimentare si sono aggravate e, nello stesso tempo, sono aumentati i casi, con un’età di insorgenza che si è abbassata. Questo quanto presentato nei giorni scorsi all’Istituto superiore di sanità in occasione della Giornata nazionale del fiocchetto lilla, celebratasi il 15 marzo.

Un’occasione anche per aggiornare i dati sul censimento dei servizi disponibili in Italia. Sono, infatti, 108 le strutture accreditate (erano 91 poche settimane fa) su tutto il territorio nazionale dedicate ai disturbi alimentari: 101 del Ssn e 7 del privato accreditato, 55 centri al Nord (di cui 19 in Emilia Romagna), 18 in Centro Italia e 35 tra Sud e Isole.

“Facilitare la richiesta di aiuto e informare sull’assistenza sono gli obiettivi della mappatura dei centri”, spiega Roberta Pacifici, responsabile del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss. “Dopo aver censito le strutture del Ssn, infatti, l’Istituto ha iniziato a mappare anche i centri del privato accreditato, notando un forte impatto e coinvolgimento su questi disturbi del comportamento alimentare, purtroppo in crescita durante il periodo pandemico”.

Il censimento consente anche di conoscere informazioni relative all’utenza assistita. Risultano in carico al 65% dei Centri quasi 9 mila utenti, al 90% di genere femminile. Il 58% dei casi ha tra i 13 e i 25 anni, il 7% meno di 12 anni.  Le diagnosi riguardano prevalentemente anoressia nervosa (36,2%), bulimia (17,9%) e binge eating disorder (12,4%). Sono 1.099 inoltre i professionisti che lavorano nei centri, soprattutto psicologi (21%), psichiatri o neuropsichiatri infantili (17%), infermieri (14%) e dietisti (11%).

“Durante la pandemia, le persone che soffrivano di un disturbo alimentare si sono aggravate”, sottolinea Laura Dalla Ragione, responsabile della Rete disturbi comportamento alimentare presso la Usl 1 dell’Umbria. “Magari hanno impiegato mesi per trovare il coraggio di chiedere aiuto o hanno aspettato mesi per un ricovero, aumentando il rischio di cronicizzazione o ricaduta nel disturbo”.

I dati più recenti, infatti, relativi a una survey conclusasi a febbraio 2021, basata sull’incrocio di diversi flussi informativi analizzati dal Consorzio interuniversitario Cineca, confermano un aumento della patologia di quasi il 40% rispetto nel 2020 rispetto al 2019: nel primo semestre 2020 sono stati rilevati 230.458 nuovi casi contro i 163.547 del primo semestre 2019. I dati della survey rivelano anche un ulteriore abbassamento dell’età di esordio: il 30% della popolazione ammalata è sotto i 14 anni.

 

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