Il ruolo dell'infiammazione e dell'ossidazione
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 16.600 partecipanti raccolti tra il 2005 e il 2018 attraverso il National health and nutrition examination survey (Nhanes). Lo studio si è concentrato su due parametri fondamentali: il Dietary inflammatory index (Dii), che misura il potenziale infiammatorio di una dieta, e il Dietary oxidative balance score (Dobs), che valuta l'apporto di antiossidanti.
I risultati sono stati sorprendenti: gli individui che seguono diete ad alto potenziale infiammatorio e ossidativo presentano un rischio di cancro alla pelle più che raddoppiato rispetto a chi consuma cibi sani. Al contrario, un punteggio Dobs elevato è stato associato a una probabilità significativamente inferiore di ammalarsi.
L'età biologica: un fattore chiave
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda l'invecchiamento biologico, misurato attraverso uno strumento chiamato PhenoAge. A differenza dell'età cronologica, PhenoAge tiene traccia di biomarcatori clinici legati all'infiammazione sistemica e alla salute metabolica. Lo studio ha dimostrato che lo stress ossidativo e l'infiammazione cronica accelerano il deterioramento dei tessuti e compromettono l'omeostasi cellulare, portando a un invecchiamento precoce.
I dati indicano che l'invecchiamento biologico accelera il legame tra dieta e cancro: circa il 28% della relazione tra un'alimentazione scorretta e il rischio oncologico è mediato proprio dall'accelerazione della PhenoAge. In termini pratici, i partecipanti che combinavano una dieta pro-infiammatoria con un'età biologica avanzata hanno mostrato un aumento del rischio di quasi cinque volte (4,87) rispetto ai soggetti più giovani biologicamente e con abitudini alimentari sane.
Profilo dei soggetti a rischio e prevenzione
L'analisi ha rilevato che le persone con diete infiammatorie tendono ad avere un indice di massa corporea (Bmi) più elevato e una maggiore prevalenza di condizioni come ipertensione e diabete. È emerso inoltre un paradosso socioeconomico: i pazienti con diagnosi di cancro alla pelle sono spesso soggetti con un livello di istruzione e reddito più elevato, probabilmente a causa di una maggiore esposizione ai raggi UV durante attività ricreative all'aperto.
“Sebbene si tratti di uno studio osservazionale che non può provare un rapporto diretto di causa-effetto, i ricercatori sottolineano l'importanza cruciale della dieta come strategia di prevenzione primaria”, concludono i ricercatori. “Gestire le abitudini alimentari non è fondamentale solo per la popolazione generale, ma potrebbe migliorare significativamente i risultati a lungo termine anche per i sopravvissuti ai tumori cutanei”. (n.m.)
