P.ssa Piraccini, qual è l’impatto della perdita dei capelli sulle pazienti con cancro al seno e perché è una preoccupazione?
La perdita dei capelli è considerata uno degli effetti collaterali più angoscianti della chemioterapia per le pazienti con cancro al seno. Può compromettere significativamente la qualità della vita e l’adesione al trattamento: circa l’8% delle donne rifiuta la chemioterapia per il timore dell’alopecia
Quali sono le principali preoccupazioni di sicurezza riguardo agli integratori per la perdita dei capelli nelle pazienti?
Sicuramente gli effetti estrogenici: supplementi che mimano o aumentano gli estrogeni possono stimola la crescita dei tumori ER-positivi. Si teme, poi, per eventuali interferenze con le terapie oncologiche, dal momento che antiossidanti o altri composti possono ridurre l’efficacia della chemioterapia. Nutrienti come folati, B12 o ferro, inoltre, possono favorire la crescita tumorale o modificare il microambiente tumorale e sostanze come la biotina possono interferire con il monitoraggio clinico, alterando i risultati degli esami ematochimici per i marker tumorali.
Quali integratori sono considerati sicuri per l’uso durante e dopo la chemioterapia?
La vitamina D è sicura in tutte le fasi. È utile anche nella regolazione dei follicoli piliferi e associata a prognosi migliore. La vitamina B6 è sicura se ben dosata e può proteggere da alopecia e neuropatia indotta da chemioterapia. I tocotrienoli sono considerati sicuri dopo la chemioterapia e possono avere effetto antiproliferativo tramite i recettori estrogenici beta.
Quali integratori sono dibattuti o non raccomandati a causa dei loro potenziali effetti sulla proliferazione cellulare o sul microambiente tumorale?
Sono da usare con cautela o evitare la niacinamide, o B3, in quanto può favorire metastasi in tumori triplo negativi. Folate – B9 ha effetti controversi: è associato sia a protezione che a rischio aumentato di tumore. La vitamina B1 è: associata a peggior sopravvivenza quando assunta prima e durante la chemioterapia. Il ferro: può promuovere la crescita tumorale, in particolare per l’aumentata produzione di ROS. Lo zinco è implicato nella carcinogenesi, ma con dati inconclusivi. La creatina, in modelli murini, favorisce la metastatizzazione. Infine, sugli Omega-3/6 ci sono dati promettenti per la prevenzione, ma insufficienti per l’uso terapeutico durante il trattamento oncologico.
Quali integratori sono sempre considerati pericolosi o controindicati a causa delle loro proprietà ormonali?
I fitostrogeni imitano l’azione degli estrogeni e possono promuovere la crescita di tumori ER-positivi, mentre Saw Palmetto, o Serenoa repens, interferisce con il metabolismo degli ormoni sessuali e può aumentare i livelli di estrogeni.
Ci sono integratori che richiedono un uso cauto a causa di interferenze con il monitoraggio medico?
Sì, la biotina interferisce con esami immunometrici, falsando i risultati di marker tumorali quali CA 125, CA 15-3, CEA. Si consiglia di sospenderla almeno una settimana prima degli esami.
Qual è il consiglio generale per le pazienti con cancro al seno riguardo all’uso di integratori nutrizionali?
Ogni integrazione deve essere valutata caso per caso, discussa con l’oncologo e basata su deficit nutrizionali documentati. È fondamentale evitare l’autoprescrizione, poiché alcuni integratori possono compromettere l’efficacia delle terapie oncologiche o favorire la progressione tumorale.
Perché la ricerca sugli integratori per la perdita dei capelli nelle pazienti con cancro al seno è complessa e cosa è necessario per il futuro?
Tre sono le questioni aperte. Innanzitutto la scarsità di studi clinici controllati. Le differenze, poi, tra i tipi di tumore e le terapie e, infine, la variabilità nella composizione degli integratori. Futuri studi dovranno essere ben disegnati, randomizzati e specifici per popolazioni oncologiche per chiarire l’efficacia e la sicurezza degli integratori.
Nicola Miglino
