L’opzione nutraceutica per combattere l’emicrania

10 Giugno 2019

Negli ultimi anni, numerosi composti nutraceutici sono stati proposti per il trattamento preventivo dell'emicrania con o senza aura, inducendo molte società scientifiche a redigere linee guida ad hoc per supportare i professionisti nel loro impiego.

I principi nutraceutici che finora si sono dimostrati efficaci secondo studi clinici randomizzati e controllati sono diversi e vanno dalla riboflavina al coenzima Q10, dal magnesio al tanacetum partenium, al 5-idrossi triptofano (5-Ht). Vi è poi una serie di prodotti la cui efficacia è dimostrata, al momento, solo da studi in aperto come nel caso, per esempio, del ginkgolide B, dell’acido alfa-lipoico o del kuzu.

Tra le novità più recenti, un’associazione di tanacetum partenium, magnesio e 5-Ht derivato dalla Griffonia particolarmente indicato nel trattamento dell’emicrania con aura e di cui si è discusso anche nel corso del IX Congresso nazionale Sinut (Società italiana di nutraceutica) tenutosi di recente a Bologna. Ne abbiamo parlato con Giorgio Dalla Volta, responsabile del Centro cefalee dell’Istituto clinico città di Brescia.

Dr. Dalla Volta, quale ruolo giocano oggi i nutraceutici nella prevenzione e nella cura dell’emicrania?

L’utilizzo trova ampio spazio nella prevenzione dell’emicrania senza aura, sia episodica che cronica in associazione ad altre molecole, soprattutto in età pediatrica, dove le famiglie non vedono di buon occhio l’utilizzo dei farmaci, o nella popolazione anziana per il rischio di comorbidità e possibili interazioni farmacologiche.

Quali sono i segni caratteristici dell’aura?

L’aura emicranica dura dai 30 minuti fino a un’ora. Il paziente, che si vede dapprima abbagliato, perde la capacità di riconoscere quello che gli sta davanti o peggio è afflitto da uno scotoma negativo, che causa la perdita della visione centrale o periferica del campo visivo, a cui segue, a volte, un fastidioso formicolio, che sale dal braccio fino a metà viso e bocca, terrorizzando il paziente, che crede di essere in procinto di avere un attacco ischemico e rimanere paralizzato anche perché possono capitare in concomitanza episodi di afasia. I sintomi usualmente compaiono in successione: dapprima i disturbi visivi, seguiti da quelli sensitivi e da afasia, ma l’ordine di comparsa può essere anche inverso o seguire un’altra sequenza. Quasi sempre segue una crisi di emicrania.

Che studi avete condotto in ambito nutraceutico?

Tra le diverse sostanze impiegate nella profilassi dell’emicrania con o senza aura, il tanacetum partenium è utilizzato da molti anni nel mondo anglosassone e il 5-idrossi triptofano per la profilassi in Italia. Da una nostra intuizione abbiamo voluto verificare l'ipotesi che il tanacetum partenio fosse in grado di ridurre durata e grado di disabilità dei sintomi dell'aura e di influenzarne l'intensità dell’attacco emicranico. Così abbiamo analizzato il potenziale terapeutico di un nuovo composto, derivato dalla combinazione di tanacetum partenium, 5-Ht derivato da Griffonia simpliciofila e magnesio. Al momento attuale non esistono in tutto il mondo prodotti analoghi. L'unica arma che abbiamo nel nostro bagaglio farmacologico per trattare le crisi di emicrania con aura solo nel momento della comparsa della cefalea somministrando sono i triptani. Oggi, però, con questo prodotto di associazione possiamo intervenire bloccando l'aura e quindi agendo precocemente sulla crisi elettrica sottesa alla crisi con il risultato di ridurre la disabilità del paziente e la durata della crisi, nonché di far scomparire quei sintomi di astenia e difficoltà di concentrazione di cui i pazienti sono vittima anche per 48 ore.

Avete condotto una sperimentazione clinica?

Sì, coinvolgendo circa 200 soggetti affetti da emicrania con aura di età media pari a 33 anni, provenienti da nove tra i migliori Centri cefalee della Lombardia. Abbiamo chiesto loro di segnare, su un diario, la frequenza della comparsa di aura, con o senza attacco. Dopi i primi tre episodi, nei quali i pazienti registravano tutte le caratteristiche dell’evento, hanno ricevuto sei compresse del nutraceutico con l’indicazione di assumerle alla comparsa di ulteriori episodi di aura e una seconda compressa in caso di successivo attacco emicranico. Laddove il dolore persisteva, era consentito ricorrere al farmaco analgesico abituale. End point primario era la riduzione del 50% della durata dell’aura e della disabilità conseguente, mentre il secondario mirava a verificare le caratteristiche dell’attacco emicranico dopo l’episodio di aura.

Quali sono stati i risultati?

La combinazione nutraceutica ha determinato una riduzione della durata dell'aura da 43 a 18 minuti, con una riduzione del grado di disabilità da 4-5 a 1-2 in più del 90% dei pazienti dopo il trattamento. Inoltre, le caratteristiche dell'aura emicranica sono cambiate anche dopo il trattamento con un'evidente riduzione della sua complessità, così come delle manifestazioni somatosensoriali. Abbiamo anche rilevato una riduzione significativa delle crisi di cefalea, della gravità del dolore e della durata, del numero di analgesici assunti e un aumento del livello di efficacia determinato dagli analgesici o dei triptani che il paziente assumeva abitualmente dopo trattamento con la combinazione nutraceutica. I risultati sono stati pubblicati sull’International journal of neurology and brain disorder.

Quali potrebbero essere i meccanismi d’azione chiamati in causa?

In primo luogo, Mg+ ha un ben noto effetto inibitorio sull'attività del recettore Nmda che è probabile che contrasti il ​​fenomeno della cosiddetta Cortical spreading depression, ovvero quell’improvvisa ondata di eccitazione dei neuroni della corteccia cerebrale che sembra innescare l’aura.  In secondo luogo, il 5-Htp influenza la via della chinurenina, con effetti inibitori sull’attività dei recettori Nmda e del sistema trigemino-vascolare. Infine, il partenolide, metabolita attivo del Tanacetum partenium, è un agonista attivo dei recettori Trpa1 implicato nel rilascio della Calcitonin gene related peptide/Cgrp dai terminali perivascolari dei neuroni coinvolti nell'infiammazione neurogena, meccanismo chiave che porta al dolore.

Può essere usato anche nella prevenzione dell'emicrania con aura nei pazienti con molti episodi nel corso dell’anno?

Sì, certo. Il paziente lo deve assumere due volte al giorno tutti i giorni per 3 mesi, cicli che si possono ripetere anche due volte l’anno riducendo drasticamente la frequenza degli attacchi. Funziona anche per chi crisi emicraniche senza aura.

Quali sono i rischi del fai da te per ciò che concerne l’uso degli integratori in quest’ambito?

Sempre più spesso i pazienti assumono integratori senza aver consultato un medico o all’oscuro degli specialisti che li seguono, in virtù di messaggi pubblicitari a volte anche ingannevoli. Chiarire il loro ruolo è diventato non solo importante ma un dovere da parte delle Società scientifiche che si interessano di cefalea. Dobbiamo sensibilizzare le persone a rivolgersi a un Centro cefalee quando ancora la frequenza degli episodi è bassa per evitare la cronicizzazione e per avere una diagnosi certa e una conseguente terapia specifica. Quanto più la diagnosi sarà precoce, tanto più si riuscirà a trovare aiuto anche negli integratori alimentari.

Nicola Miglino

Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…