I risultati di un nuovo studio presentati al recente congresso dell’American society of nutrition, svoltosi lo scorso luglio a Boston, suggeriscono che l’assunzione di probiotici potrebbe aiutare a prevenire il declino cognitivo legato all’invecchiamento.

Il Lactobacillus rhamnosus GG (LGG), è stato isolato da campioni fecali di un adulto umano sano da Sherwood Gorbach e Barry Goldwin (così si spiegano le tipiche lettere del cognome GG) e brevettato nel 1989. È stato identificato come un potenziale ceppo probiotico per la sua resistenza agli acidi e alla bile, buone caratteristiche di crescita e capacità di adesione allo strato epiteliale intestinale. Da allora, è stato uno dei ceppi probiotici più studiati e i suoi effetti benefici sono stati ampiamente documentati nell’adulto e nel bambino.

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I probiotici potrebbero presto rivelarsi un utile supporto alla terapia antidepressiva. A rivelarlo, uno studio in doppio cieco e randomizzato da poco pubblicato su Jama Psychiatry, condotto da ricercatori del King’s Collegedi Londra e progettato con l’obiettivo di verificare l’effetto dell’utilizzo di probiotici su pazienti depressi in termini di efficacia e sicurezza.

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