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Salute e sostenibilità: la ricetta esserre nel segno della nutraceutica mediterranea

19 Febbraio 2024

Costanza Riccioni, Chief Scientific Officer di esserre (Foto), ci racconta di come l’azienda abbia deciso di puntare con convinzione sul concetto di nutraceutica mediterranea, promuovendo ricerca e prodotti basati su nutrienti da piante e parti di piante del bacino mediterraneo. L’obiettivo? Duplice: ottenere benefici per la salute, preservando l’ambiente.

D.ssa Riccioni, quale valore ha oggi la dieta mediterranea in termini di salute e perché è così importante difenderla?

La dieta mediterranea, anzitutto, è quella con le maggiori evidenze scientifiche in termini di protezione della salute o, meglio, di prevenzione di fattori di rischio, sia dal punto di vista cardiovascolare, che su altri fronti, come quello oncologico.
Recentemente, una review ha dimostrato il primato della dieta mediterranea in questo senso. La dieta mediterranea non è solo alimentazione, nutrizione, ma anche tutto ciò che la circonda. È proprio di pochi giorni fa un altro lavoro scientifico che ha dimostrato come, per esempio, per quanto riguarda i fattori di rischio cardiovascolare, non ci rivolgiamo più soltanto a quelli classici come il colesterolo, i trigliceridi, l’ipertensione ma ve ne sono di nuovi legati a fattori psicosociali, all’isolamento, alla mancata convivialità, tutti aspetti che si ritrovano nella dieta mediterranea. La dieta mediterranea è proprio questo: non solo specifici alimenti, ma socialità, convivialità, attività fisica spontanea, che non è il semplice allenamento in palestra ma muoversi, ad esempio, per coltivare gli alimenti che mangiamo. Oggi è molto difficile tornare a quelle abitudini,
se non per pochi fortunati che possono farlo nel tempo libero. Però sicuramente possiamo guardare a un'evoluzione della dieta mediterranea da questo punto di vista. Evoluzione che deve necessariamente rispecchiare le necessità delle persone al giorno d’oggi, che hanno una vita frenetica e non più quella dei centenari di tanti anni fa.

Quali sono i rischi di una dieta sempre più occidentalizzata, in termini nutrizionali e di sostenibilità?

Innanzitutto, l’apporto di diete ricche di grassi ma anche di proteine, in generale da fonti di origine animale, ci espone all’ingestione di sostanze che aumentano i fattori di rischio cardiovascolare, quali colesterolo e trigliceridi, che si accumulano a livello dell’endotelio vascolare provocando la famosa placca aterosclerotica. Ma c’è di più: mangiare alimenti molto ricchi di calorie fa prendere peso più facilmente e anche lo stile di vita occidentale, prevalentemente sedentario, fa correre questo rischio. Ci sono due tipi diversi di grasso: addominale e sottocutaneo. Quello addominale, è di per sé un fattore di rischio. Chi ha un'obesità androide, con la tipica conformazione a mela, presenta grasso viscerale che sappiamo essere di per sé un organo endocrino che rilascia sostanze infiammatorie e fa sì che si accumulino a livello epatico acidi grassi fino ad arrivare alla steatosi epatica. Inoltre, a livello metabolico, il rischio è di non metabolizzare tutti gli zuccheri che assumiamo, sviluppando, così, insulino resistenza e caratteristiche tipiche della sindrome metabolica.
La dieta occidentale, poi, è poco sostenibile. Pensiamo soltanto alle grandi quantità di proteine animali e, quindi, di carne che consumiamo. Gli anziani centenari mangiavano carne, forse, una volta al mese, perché era il cibo dei ricchi. La carne richiede grandissime quantità di acqua, consumo di suolo e non solo. Basterebbe pensare solo agli allevamenti intensivi. L’alimentazione con proteine animali è dannosa per la salute non solo in maniera diretta, ma anche indiretta, perché incentiva l’inquinamento e la bassa sostenibilità.

Come può una corretta integrazione eventualmente supportare una dieta squilibrata?

Gli integratori non prescindono da una dieta sana ed equilibrata e non possono sostituirsi ad essa. Possono, in alcuni casi, andare incontro a una serie di carenze, se non agire direttamente su fattori di rischio. Mi viene da pensare, per esempio, a chi mangia poca frutta e verdura e necessita, pertanto, di un'integrazione di fibre.
Gli alimenti mediterranei, o nutraceutici, sono ricchi di fibre. Basti pensare alle piante e parti di piante del bacino mediterraneo che ci permettono di integrare fibre solubili e non, per un benessere del nostro intestino, ma direi dell’organismo in generale. Ricordiamo che le fibre rivestono un ruolo importante anche nel mantenimento della glicemia, nella riduzione del colesterolo che assumiamo con la dieta, nei meccanismi che regolano il senso di sazietà.
Questo è soltanto un esempio di come l’integratore può compensare una carenza, ma un altro caso di dieta squilibrata, per esempio, sono le diete estreme come quella vegana, in grado di provocare una carenza di vitamine del gruppo B o di altre vitamine o minerali: anche qui l’integratore può aiutare a ripristinare i livelli ottimali.
Anche lo stile di vita può essere corretto dall’integrazione, se pensiamo, per esempio, a quante ore passiamo al buio o in luoghi chiusi. La nostra sintesi endogena di vitamina D è sicuramente molto bassa, tanto che noi italiani siamo tra le popolazioni più carenti, stando a quanto ci dicono gli studi epidemiologici. Anche qui un’integrazione corretta, con la vitamina D veicolata da olio extravergine di oliva, tipico ingrediente della dieta mediterranea, può supportare l’alimentazione quotidiana.

Esserre promuove, sin dalla sua nascita, il concetto di nutraceutica mediterranea. Cosa intende?

Si intende sviluppare integratori alimentari a forte concentrazione di sostanze con effetto nutritivo o fisiologico provenienti da piante e parti di piante tipiche del bacino mediterraneo.
Questo perché possiamo recuperare sostanze secondarie derivate da altre industrie, altre lavorazioni e altri processi, come nel caso delle fibre da citrus, ottenute dal pastazzo dell’arancia o del bergamotto. Parliamo, in questi casi, di materie prime seconde che derivano da un’altra lavorazione. Pensiamo, però, anche agli stessi estratti di bergamotto che utilizziamo nei nostri prodotti per il controllo del colesterolo che, a loro volta, derivano da quello che avanza dall’estrazione degli oli essenziali. Si tratta di recuperare sostanze o comunque matrici che possono essere considerate secondarie ma ricche di sostanze nutritive.
Quindi facciamo bene all’ambiente e alla salute, perché invece di andare a formare biomasse queste sostanze vengono recuperate e lavorate per ottenere prodotti con effetto salutistico basati su matrici/sostanze “a kilometro zero”, provenienti dai territori del bacino mediterraneo, con un controllo maggiore e una filiera più sostenibile. Tutto quello che noi ritrovavamo negli alimenti della dieta mediterranea, lo possiamo ritrovare in forma concentrata negli integratori mediterranei.

Quanto è importare investire in ricerca anche sul fronte integratori e come si muove, su questo fronte, esserre?

Investire in ricerca è molto importante. Al giorno d’oggi non si può pretendere di mettere sul mercato un prodotto solo sulla base di un'associazione di sostanze e dei loro effetti studiati a livello empirico. Noi dobbiamo portare innovazione e quindi prodotti che siano nuovi e sempre più efficaci. Quindi fare ricerca su più fronti, dalla preclinica alla clinica, ma anche di nuove sostanze, matrici e processi estrattivi che diventano nuovi processi industriali, è fondamentale.
Su questo esserre si sta muovendo da diversi anni, costruendo vere e proprie filiere di valore che vanno a recuperare materie prime seconde, matrici del bacino mediterraneo, studiandone il contenuto in principi attivi, valutandone le proprietà biologiche su modelli cellulari e in vitro, fino a determinarne tutti gli stadi di sicurezza ed efficacia, con l’obiettivo di formulare prodotti anche con attività sinergica sul target proposto come, per esempio, la riduzione del colesterolo, il mantenimento di un omeostasi a livello dell’organismo, un’integrazione di vitamine, il benessere gastrointestinale.
Ogni anno investiamo l’8% dei ricavi in progetti di ricerca e sviluppo. In un mondo che si evolve costantemente, l'innovazione è la chiave per eccellere. La ricerca e lo sviluppo rappresentano la linfa vitale che alimenta il nostro impegno nel mondo dell’healthcare.

Con chi collaborate e come avete organizzato la ricerca?

All’attivo abbiamo una partnership con l’Università di Napoli ed Enea e abbiamo co-finanziato un dottorato di ricerca triennale. Inoltre, abbiamo dato vita a una manifestazione d’interesse per un progetto di ricerca innovativo per la produzione di nuovi ingredienti a partire da piante del bacino mediterraneo.
Un anno e mezzo fa abbiamo aperto il nostro Centro di ricerca e sviluppo a Formello: un polo che racchiude un laboratorio galenico nutrizionale e un laboratorio chimico analitico e di controllo qualità, nel quale sono costantemente svolti controlli sui nostri prodotti finiti e sul titolo dei principi attivi dei nostri ingredienti mediterranei.
È un’attività in continuo fermento: il nostro interesse è quello di ampliarla per essere sempre più innovativi e portare sul mercato prodotti mediterranei che fanno bene alla salute e che vengono utilizzati dal maggior numero di persone possibili.

Siete promotori della Mediterranean Nutrition Science Accademy: di che si tratta e quali sono gli obiettivi?

La MNS Academy è un’Accademia che è stata costituita lo scorso anno con un board scientifico di ricercatori, medici, biologi e accademici che si propone di studiare approfonditamente la dieta mediterranea ma, soprattutto, l’integrazione mediterranea e come questa possa apportare benefici per la salute non solo con azione diretta, per esempio con la riduzione di un fattore di rischio, ma anche grazie alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale.
Questo significa non soltanto approfondire lo studio di questi concetti, ma anche di divulgarli attraverso corsi di formazione rivolti a professionisti della salute interessati a una formazione specifica sugli integratori, sul loro ruolo, sul loro posizionamento, sul perché della loro esistenza.
Dobbiamo assolutamente iniziare a capire dove l’integratore si deve collocare. Non possiamo confrontarlo con un farmaco, come erroneamente ultimamente si fa, aspettandoci che abbia lo stesso effetto. L’integratore non si sostituisce al farmaco, ma ha un suo ruolo specifico in determinati casi.
Questo si propone di fare l'Accademy: formazione sul corretto utilizzo degli integratori e, in particolare, sull’impiego degli integratori mediterranei e sull’importanza della nutrizione come prima strategia per ridurre i fattori di rischio delle più importanti malattie che ci colpiscono e che generano stati di morbilità.

A cura della redazione

 

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