Alla luce delle ricerche più recenti, la fibra alimentare non può più essere interpretata come un elemento inerte volto a facilitare il transito intestinale, ma va inquadrata come un modulatore sistemico capace di intercettare i principali driver patogenetici dell'endometriosi: iperestrogenismo, permeabilità intestinale, infiammazione peritoneale e stress ossidativo. Agisce così da ponte tra salute gastrointestinale e microambiente pelvico, lungo quello che si delinea come un asse intestino-pelvi.

L'Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella ha dato il via allo studio Biome-Endo, che si propone di analizzare tre tipi di microbiota (vaginale, cervicale e rettale) in donne affette da endometriosi, una condizione infiammatoria cronica che colpisce circa tre milioni di donne in Italia e 190 milioni nel mondo.

Benessere intestinale e vaginale, gravidanza, endometriosi e fibroma uterino. Queste alcune delle aree principali in ambito ginecologico in cui è possibile fare ricorso a un’integrazione, così come emerso nel corso dell’11.mo congresso Sifiog (Società italiana fitoterapia e integratori ostetricia e ginecologia) tenutosi di recente a Napoli.

La gestione clinica dell’endometriosi oggi può contare anche su un numero crescente di studi sull'uomo, oltre che su animali e in vitro, relativi al ruolo di un’integrazione con vitamina D. La maggior parte delle azioni biologiche della vitamina D sono mediate da un recettore ad alta affinità che agisce come fattore di trascrizione. Da diversi anni si è a conoscenza del fatto che questo recettore è espresso in maggiore abbondanza nell'endometrio ectopico, mentre non è ancora chiaro se questa elevata espressione endometriale sia un evento primario o una conseguenza dell'infiammazione associata all'endometriosi.

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