Per decenni l'indice di massa corporea (Bmi) è stato utilizzato come indicatore della salute di una persona. Il parametro, però, considera solo l'altezza e il peso e potrebbe non offrire un quadro chiaro e accurato del rischio di incorrere in malattie legate all’eccesso ponderale, come quelle cardiache, il diabete e alcuni tipi di cancro. Recentemente sono stati pubblicati due articoli sull'International Journal of environmental research and public health e su Nutrition, metabolism and cardiovascular diseases che suggeriscono nuovi strumenti di misura in grado di fornire una più accurata previsione della distribuzione del grasso corporeo, tenendo in considerazione le differenze di etnia e sesso.
Non tutti gli alimenti vegetali sono ugualmente salutari. A segnalarlo, la Società italiana di nutrizione umana (Sinu) nel corso del suo congresso annuale svoltosi nei giorni scorsi ad Arezzo, durante il quale sono stati presentati i risultati di due studi su invecchiamento biologico e su salute cardiometabolica nelle donne con tumore al seno.
Nell’ultimo anno, il 73,3% degli italiani (soprattutto adulti tra i 35 e i 54 anni e con una leggera prevalenza delle donne) ha utilizzato integratori alimentari almeno una volta e più di 8 italiani su 10 (82,8%) li hanno usati nel corso della propria vita. In generale, i nostri connazionali vedono gli integratori come un “buon aiuto per tutti”, ma anche come “un supporto per mangiare sano e fare movimento” e per “sostenere il benessere psicofisico”.
In una popolazione che invecchia, aumenta il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative. Quale ruolo può giocare, sul fronte preventivo, una corretta alimentazione?