Kimchi, il piatto coreano salva-obesità

05 Febbraio 2024

È un piatto tradizionale coreano, fatto di verdure fermentate con spezie (peperoncino in polvere, scalogno, aglio e zenzero). Parliamo del Kimchi, di cui esistono centinaia di varietà, ciascuna con una verdura diversa come ingrediente principale, anche se, comunemente, vengono usati il cavolo e i ravanelli.

Una ricerca da poco pubblicata su Bmj Open ne evidenzia la capacità di ridurre il rischio obesità nei maschi e il grasso addominale in entrambi in sessi, in particolare nella specialità con il ravanello.

Già studi precedenti avevano messo in evidenza come ceppi di Lactobacillus brevis e L. plantarum isolati dal kimchi possedessero un effetto anti-obesità. Così i ricercatori hanno provato a verificare quanto un consumo regolare potesse essere associato a una riduzione del rischio di obesità generale e/o addominale, considerata particolarmente dannosa per la salute.

Hanno, così, attinto ai dati di 115.726 partecipanti (36.756 uomini; 78.970 donne; età media 51 anni) allo studio Health Examinees (Hexa), un’ampia ricerca nata con l’obiettivo di esaminare i fattori di rischio ambientali e genetici per malattie croniche in coreani di età superiore ai 40 anni.

Le abitudini alimentari dei 12 mesi precedenti sono state raccolte tramite un questionario con il quale si è chiesto ai partecipanti di indicare quanto spesso avessero consumato una porzione di ciascuno dei 106 alimenti indicati: da mai o raramente, fino a tre volte al giorno.

Il kimchi totale consumato includeva baechu (kimchi di cavolo); kkakdugi (kimchi di ravanello); nabak e dongchimi (kimchi acquoso) e altri, come il kimchi alla senape. Una porzione di baechu o kkahdugi kimchi è di 50 g, mentre una porzione di nabak o dongchimi kimchi è di 95 g.

Di ciascun partecipante sono stati rilevati altezza, peso, Bmi e circonferenza vita. Un Bmi di 18,5 è stato definito sottopeso; peso normale da 18,5 a 25 e obesità sopra i 25. Una condizione di obesità addominale è stata definita in presenza di una circonferenza vita di almeno 90 cm per gli uomini e 85 cm per le donne. Circa il 36% degli uomini e il 25% delle donne erano obesi.

L’analisi finale dei dati, sottolinea come il consumo fino a tre porzioni giornaliere di kimchi di qualsiasi tipo si associ a una prevalenza di obesità inferiore dell’11% rispetto a una porzione/die o meno. Negli uomini, tre o più porzioni/die di baechu kimchi, rispetto a una o meno ancora, sono risultate correlate a una prevalenza di obesità generale e addominale ridotta del 10%. Nelle donne, 2-3 porzioni/die di baechu kimchi sono state associate a una prevalenza di obesità inferiore dell’8%, mentre 1-2 a riduzione di obesità addominale del 6%. Il consumo di kkakdugi kimchi è stato associato, in entrambi i sessi, a una prevalenza di obesità inferiore di circa il 9%. Inoltre, 25 g/die per gli uomini e di 11 sono risultati correlati a una riduzione del rischio di obesità addominale compresa tra l’8% (uomini) e l’11% (donne), rispetto al mancato consumo.

Come sottolineano gli Autori, si tratta di uno studio osservazionale e, come tale, non può stabilire rapporti di causa/effetto. Oltretutto, dicono, i questionari sulla frequenza alimentare non sempre riescono a identificare con precisione le quantità e i risultati potrebbero non essere replicabili in popolazioni di altre parti del mondo. Così concludono: “Poiché tutti i risultati da noi osservati hanno messo in evidenza un’associazione a forma di J tra assunzione e rischio, il consumo eccessivo suggerisce il pericolo di un aumento della prevalenza dell’obesità. E poiché il kimchi è una delle principali fonti di apporto di sodio, ne raccomandiamo il consumo di una quantità moderata in virtù dei benefici degli altri suoi componenti”.

Nicola Miglino

 

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