Attività fisica benefica per la vitamina D, ma anche gli atleti a rischio carenza

13 Gennaio 2025

Anche atleti che svolgono attività all’aria aperta sono a rischio di insufficienza/carenza di vitamina D, specialmente durante l'autunno. Necessario, pertanto, è monitorare i livelli di 25-(OH)D e adottare strategie adeguate per mantenerli ottimali. A segnalarlo, i risultati di uno studio recente pubblicato su Nutrients, che ha messo a confronto stato di vitamina D, parametri ematochimici, antropometrici e prestazionali e abitudini alimentari in un gruppo di corridori (n=23) e in un gruppo di sedentari sani (n=22) durante la stagione autunnale.

I partecipanti erano caucasici, di età compresa tra i 25 e i 45 anni. I corridori dovevano avere almeno tre anni di allenamento continuativo nella corsa di resistenza e allenarsi almeno tre volte a settimana con un chilometraggio settimanale minimo definito (50 km a settimana per gli uomini e 40 per le donne).

Dal punto di vista nutrizionale, i corridori avevano un apporto calorico totale significativamente più elevato rispetto ai non corridori, con un maggiore consumo di proteine, carboidrati e fibre totali. Avevano anche un maggiore apporto di fosforo e ferro. L'assunzione di vitamina D dalla dieta era simile in entrambi i gruppi.

I livelli sierici di 25-(OH)D sono risultati significativamente più alti nei corridori (media di circa 30 ng/mL) rispetto ai non corridori (media di circa 23.75 ng/mL). Questa differenza è stata attribuita principalmente alla maggiore esposizione solare dei corridori durante gli allenamenti all'aperto, poiché l'assunzione di vitamina D attraverso la dieta, come già sottolineato, era simile tra i due gruppi.

Nello studio, sono stati utilizzati i seguenti valori di riferimento per 25-(OH)D: livelli superiori a 29 ng/mL sono stati considerati ottimali, tra 20 e 29 ng/mL insufficienti e inferiori a 20 ng/mL carenti.

Oltre alla vitamina D, i non corridori mostravano livelli significativamente più alti di globuli bianchi, monociti e neutrofili rispetto ai corridori. Non sono state osservate differenze significative nei livelli di calcio e proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) tra i gruppi, anche se nei maschi si è riscontrata una correlazione negativa tra hs-CRP e vitamina D.

La performance atletica è stata valutata tramite un test di forza isometrica massima (leg press) e un test di forza esplosivo-elastica (salto in contromovimento), risultando simile nei due gruppi. Sul fronte della capacità cardiorespiratoria, i corridori hanno mostrato valori di VO2max significativamente superiori rispetto ai non corridori.

Lo studio ha evidenziato una correlazione negativa significativa tra i livelli di vitamina D e i livelli di monociti sia nei maschi che nelle femmine. Questo risultato suggerisce che i monociti potrebbero essere coinvolti nella modulazione dei livelli di vitamina D e nella sua funzione immunitaria.

“Lo studio ha evidenziato che i corridori presentano livelli di vitamina D più elevati rispetto ai non corridori, probabilmente a causa della maggiore esposizione al sole”, commentano gli Autori. “Ha anche rilevato che sia i corridori che i non corridori sono a rischio di insufficienza/carenza di vitamina D, specialmente durante l'autunno, sottolineando l'importanza di monitorare i livelli di 25-(OH)D e adottare strategie adeguate per mantenerli ottimali. L'identificazione dei monociti come predittori dei livelli di vitamina D apre nuove prospettive sulla comprensione dell'interazione tra vitamina D, sistema immunitario e attività fisica. I risultati suggeriscono anche che l'attività fisica può influenzare il profilo immunologico e che sono necessari ulteriori studi per comprendere appieno le implicazioni per la salute atletica e generale”.

Nicola Miglino

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